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Vince la Brexit

52% per il leave, 48% per il remain. Il referndum britannico ha dato ragione ha chi chiedeva l’uscita del paese dall’Europa. Dopo una notte di incertezza sono stati smentiti tutti i sondaggi che, fino a poche ore dopo il voto, davano ragione ad un voto favorevole all’Unione europea. Scossone in arrivo sulle Borse, la sterlina sta perdendo il 10%. In difficoltà anche l’Euro. In calo le borse orientali, le previsioni di apertura della borsa italiana danno un -7%. Schizza i lprezzo dell’oro.

Si tratta ora di capire, al di là delle prevedibili reazioni dei mercati finanziari che avevano appoggiato il remain, quali saranno le conseguenze politiche dello scossone, anche sugli equilibri politici interni all’Unione. Si tratterà di capire se le forze centrifughe a questo punto prevarranno rispetto a quelle che puntano ad una maggior coesione, una vera e propria unione politica dell’Europa.

ItaliaOggi, unico tra i quotidiani italiani, aveva previsto in anticipo i risultati della consultazione. A questo punto rischia di scatenarsi una valanga che potrebbe travolgere l’esistenza stessa dell’Unione. Un referendum sull’appartanenza all’Ue è già stato chiesto dalle forze di opposizione in Francia, nei Paesi bassi e in altri paesi europei.

I mercati sono in fibrilazione, visto che la sterlina sta perdendo il 9,4% sul dollaro a 1,3469, mentre l’oro sale del 4,6% a 1.321,90 dollari l’oncia. La borsa di Tokyo perde l’8%, Hong Kong il 3,7%, Shanghai lo 0,8%. L’euro cede il 3,9% sul dollaro a 1,0944. Malissimo anche i future sull’avvio della Borsa di Londra: a tre ore dall’apertura le rilevazioni Bloomberg vedono l’indice Ftse 100 in calo del 7,4%, mentre su New York che aprirà nel pomeriggio europeo la stima è di un ribasso del 4,5% dello S&P 500.
Il risultato è sorprendente perché le prime proiezioni davano i Remain vincenti 52-48 e anche i bookmaker erano decisamente orientati per l’In. A parte Londra, la Scozia e l’Irlanda del Nord, il resto del Regno Unito ha votato per il Leave, compreso il Galles. A cambiare le carte in tavola, un afflusso di votanti minore del previsto in Scozia e la vittoria dei Leave in tutto il Nord dell’Inghilterra, area dove sono forti i laburisti: a Sunderland i Leave hanno ottenuto il 61% mentre a Newcastle la vittoria del Remain è stata molto meno netta del previsto.
E da qui si spiega probabilmente perché il loro leader Jeremy Corbyn ha condotto una campagna referendaria svogliata, lasciando al sindaco di Londra Sadiq Khan il compito di guidare i sostenitori del Remain nell’ultimo didattito televisivo. Khan e il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon sono stati aggressivi, descrivendo scenari catatastrofici e pigiando sul il tasto dell’orgoglio e della sovranità nazionale. Sicuramente ha contato molto la frase della Regina Elisabetta II: “Datemi tre buoni ragioni perché la Gran Bretagna debba rimanere in Europa”, una vera e propria dichiarazione di euroscetticismo finita sui giornali proprio alla vigilia del referendum. Il leader dell’Ukip, Nigel Farage, ha detto che oggi è “il giorno dell’Indipendenza”. E adesso vedremo se si avrà l’effetto domino in Europa. Quel che è certo è che anche la geografia politica del Regno Unito rischia di essere stravolta.
La Scozia, infatti, potrebbe tornare a votare sulla sulla sua permanenza nella Gran Bretagna. Sturgeon ha già annunciato che intende promuovere un nuovo referendum e punta decisamente a mantenere la Scozia all’interno dell’Unione Europea.
E circolano anche voci di dimissioni del premier David Cameron

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