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Vigilia di tassi in borsa

Seduta in rialzo per le borse europee, in attesa dell’odierna riunione della Fed. L’aspettativa è per un rialzo dei tassi americani, il terzo quest’anno. La previsione è rafforzata dai dati sui prezzi alla produzione negli Stati Uniti, che a novembre sono saliti del 3,1%, il massimo da cinque anni, inasprendo le pressioni sull’inflazione. A Milano la chiusura è stata debole, con il Ftse Mib in progresso dello 0,16% a 22.727 punti. Più toniche Parigi (+0,75%), Londra (+0,63%) e Francoforte (+0,46%). A New York il Dow Jones e il Nasdaq viaggiavano in rialzo rispettivamente dello 0,58 e dello 0,12%. Lo spread Btp-Bund è salito a 139.

A piazza Affari in luce il comparto oil&gas: Tenaris ha guadagnato il 3%, Saipem l’1,81% ed Eni l’1,22%. Telecom Italia (invariata a 0,76 euro) ha consolidato l’andamento positivo dell’ultimo periodo: Mediobanca Securities ha confermato la raccomandazione outperform e il prezzo obiettivo a 1,3 euro in attesa dell’incontro tra il ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, e l’a.d. Amos Genish. S.Ferragamo (-2,84% a 22,61 euro) è stata invece penalizzata dal downgrade di Hsbc, che ha ridotto la valutazione del titolo a hold, con il target price in calo da 29 a 24 euro.

Tra i bancari hanno prevalso le vendite su Bper (-3,94%), Ubi B. (-3%), Banco Bpm (-2,21%) e Unicredit (-1,02%), mentre hanno chiuso sopra la parità Mediobanca (+0,05%) e Intesa Sanpaolo (+1,04%). Bene anche Azimut H. (+0,76%).

Nel resto del listino in luce Ovs (+1,75%) grazie ai buoni risultati dei primi nove mesi. Su Exprivia (+1,07% a 1,516 euro) Banca Akros ha alzato il rating a accumulate con l’obiettivo a 1,7 euro. In gran spolvero Falck R. (+6,14%) dopo il miglioramento di alcuni obiettivi del piano strategico.

Nei cambi, l’euro è terminato sotto 1,18 dollari a 1,1727. Il cambio con lo yen è stato fissato a 133,35. Per le materie prime, quotazioni petrolifere in discesa dopo la recente corsa, con il Brent sul filo di 64 dollari (-70 centesimi) e il Wti a 57,44 (-55 cent). Continua la flessione dell’oro, che lasciava sul terreno 8 dollari a 1.237.

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