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«Vigilanza carente ma ci furono ostacoli»

Si sono concentrate sul ruolo dei ministri “non economici” e della vigilanza le sei ore tonde di audizione che ieri il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha svolto in commissione banche.
Sul primo aspetto, la frase che ha dominato l’attenzione contiene un’ovvietà tecnica ma una miccia politica nel clima già infuocato di questi ultimi giorni di commissione. «Non ho mai autorizzato nessuno a parlare con altri di questioni bancarie», ha detto Padoan, che del resto non aveva né l’esigenza né il potere formale di delegare altri membri del governo a trattare la questione del credito. Sul tema, ha voluto ribadire, «la competenza è del ministro dell’Economia, che ne parla al presidente del Consiglio». L’inquilino di Via XX Settembre, insomma, ha voluto sottolineare che le sue mosse hanno seguito i criteri istituzionali; quanto è accaduto fuori da questa cornice, come gli incontri di Maria Elena Boschi ma anche di Graziano Delrio con vari esponenti delle banche, «l’ho appreso dalla stampa».
La ricostruzione del ministro agita le opposizioni, che con Forza Italia chiedono al premier Gentiloni di «rimettere ordine» nel governo mentre il M5S torna a chiedere le dimissioni della sottosegretaria alla presidenza del Consiglio che giudica «scaricata» da Padoan.
Ma nei palazzi della politica e delle Authority l’attenzione si è rivolta soprattutto su un altro passaggio dell’audizione, quello della vigilanza che sarà al centro dei lavori anche oggi con l’audizione del governatore di Bankitalia Ignazio Visto. A una domanda sui possibili inciampi dei controllori nelle crisi bancarie, Padoan ha indicato «casi sotto gli occhi di tutti, per esempio nelle banche venete, dove i fenomeni non sono spiegabili solo con gravità della crisi e il cambiamento delle regole». Ma incalzato da Enrico Zanetti, uno dei vice di Padoan nel governo Renzi e oggi deputato di Scelta Civica, il ministro ha precisato che tra Vicenza e Montebelluna «ci possono essere stati ostacoli» all’azione della vigilanza, che di conseguenza «non si è potuta esperire completamente». Su altri casi di deficit di vigilanza, ha chiuso Padoan, «non sono in grado di dire cosa sia successo», non avendo il ministro il compito di controllare i controllori.
A spiegare le loro difficoltà, aggiunge Padoan, è stata anche la fase di transizione che ha incrociato sul sistema bancario tre fattori: le ricadute della crisi economica, il cambio di regole Ue e fenomeni di «gestione insoddisfacente a livello individuale, con responsabilità importanti nei singoli istituti». Una miscela che ha spinto il governo, dopo l’animato dibattito interno alla maggioranza sfociato nella mozione parlamentare del Pd, a confermare Visco alla guida di Bankitalia per ragioni legate «essenzialmente alla continuità istituzionale», con l’obiettivo di «dare un segnale ai mercati» in un contesto nel quale «l’andamento dell’Italia continua a essere importante».
A mettere sotto osservazione le banche italiane sono ancora gli Npl, anche se scesi del 25% (a 287 miliardi) rispetto al picco lordo di 361 miliardi del 2015, ma anche le tensioni sul bail in e sulle sue deroghe oggi «messe in discussione» proprio dopo i salvataggi italiani.
In commissione non è invece tornata a far capolino la questione dei derivati del Tesoro. Sul punto va però registrata la prossima uscita di scena di Maria Cann ata, che dopo 17 anni al timone del debito pubblico dovrebbe lasciare il posto al suo vice, il 48enne Davide Iacovoni.

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