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Vigilanza Bce su 6mila banche

Il progetto europeo di sorveglianza bancaria è destinato a un difficile percorso a ostacoli. Nel giorno della sua presentazione ufficiale, il piano messo a punto durante l’estate dal commissario al Mercato interno, Michel Barnier, è stato accolto con cautela sia dal Parlamento europeo, che da alcuni stati membri dell’Unione. D’altro canto, il pacchetto legislativo è particolarmente ambizioso, fosse solo perché presuppone una delicatissima cessione di sovranità.
Il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ha presentato la proposta all’assemblea parlamentare riunita a Strasburgo. «Dobbiamo assolutamente muoverci verso decisioni comuni sul fronte della vigilanza bancaria nella zona euro», ha detto l’ex premier portoghese. La proposta prevede la messa in pratica dell’articolo 127.6 dei Trattati. La norma stabilisce che all’unanimità i Ventisette possano trasferire la sorveglianza creditizia dagli Stati membri alla Banca centrale europea.
Il pacchetto legislativo comprende due regolamenti. Il primo prevede che la Bce assumerà la vigilanza in tre tappe, fin dal 2013. All’inizio del 2014 l’istituto monetario dovrebbe essere responsabile della vigilanza delle circa 6mila banche europee. La proposta Barnier prevede una forte collaborazione tra il centro e la periferia. Il processo decisionale sarà della Bce, mentre il monitoraggio quotidiano dipenderà dalle autorità nazionali.
Il secondo regolamento serve a modificare le modalità di voto dell’Autorità bancaria europea (Eba) che continuerà a regolamentare il mercato unico a 27. Per evitare che i Paesi della zona euro abbiano in automatico la maggioranza dei voti, la Commissione propone che nel caso di diatribe una speciale commissione dell’Eba cerchi una soluzione. In questi casi sarà necessaria una maggioranza composta sia dai 17 dell’euro che dagli altri 10 paesi dell’Unione per eventualmente respingere la decisione.
Il pacchetto legislativo – la cui entrata in vigore, nelle speranze della Commissione, dovrebbe avvenire il 1° gennaio 2013 – è stato accolto da più parti con prudenza. Da Berlino, il Governo tedesco ha confermato le riserve espresse nei giorni scorsi: «La qualità e l’efficienza del nuovo supervisore devono essere l’obiettivo finale. Da un punto di vista puramente pratico, sembra impossibile per la Bce vigilare su 6mila», ha detto il ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble.
La Germania è combattuta. A livello locale, molti esponenti politici hanno paura di perdere un legame tradizionalmente privilegiato con molte banche pubbliche e cooperative. A livello federale, il Governo spinge per una sorveglianza centralizzata, ma a 12 mesi dalle prossime legislative non può ignorare le pressioni di una parte della classe politica. Secondo alcuni diplomatici, le parti sono già alla ricerca di un compromesso che nel nuovo meccanismo rafforzi per esempio la delega alle autorità nazionali.
Ieri a Strasburgo anche molti parlamentari hanno protestato perché l’assemblea avrà potere di codecisione solo sul secondo dei due regolamenti. Il primo potrà entrare in vigore semplicemente con il benestare dei Paesi membri. Il liberale belga Guy Verhofstadt ha criticato «il metodo intergovernativo». Alcuni diplomatici temono che il Parlamento possa complicare il passaggio legislativo del regolamento relativo all’Eba, pur di difendere la sua posizione di principio.
Infine, bisogna trovare un’intesa con i 10 Paesi fuori dall’euro che hanno l’opzione di aderire all’iniziativa. Tra questi, c’è chi teme che non aderendo alla vigilanza della Bce non godrebbe del sostegno del fondo finanziario Esm. Altri hanno un mercato bancario in mani straniere e temono che per beneficiare della sorveglianza europea le società presenti sul loro territorio si trasformino in sportelli della casa madre registrata in un Paese della zona euro, creando così problemi di concorrenza.
Dal canto suo, la Gran Bretagna – che non intende aderire alla vigilanza bancaria – ha confermato ieri per bocca di un proprio diplomatico di voler difendere in sede Eba «l’integrità del mercato unico» nelle trattative delle prossime settimane. La speranza a Bruxelles rimane che questi ostacoli siano superabili. «D’altro canto – ricordava ieri un responsabile europeo – in giugno, tutti i Ventisette si erano detti d’accordo per centralizzare la sorveglianza bancaria almeno a livello di zona euro».

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