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Vigilanza Bce: redditività e Npl restano le priorità In arrivo nuovi stress test

Modelli di business e determinanti della redditività, Npl, gestione del rischio in senso lato. Restano queste le aree prioritarie sulle quali si concentrerà nel 2018 l’azione di vigilanza della Banca centrale europea (Bce) nei confronti degli istituti di credito, con l’aggiunta di un ulteriore tassello: le attività pianificate allo scopo di fronteggiare dimensioni multiple del rischio, un ambito di intervento che comprende i preparativi in corso per la Brexit da una parte e dall’altra i nuovi stress test che, come previsto, torneranno a mettere alla prova le banche nel corso dell’anno ormai alle porte.
Situazione stabile
È un quadro tutto sommato stabile quello tracciato ieri dalla vigilanza Bce nei confronti del sistema finanziario europeo, ma non mancano le consuete zone d’ombra alle quali occorre prestare la massima attenzione: «I rischi sono sostanzialmente stabili rispetto a quanto riscontrato lo scorso anno», ha osservato Korbinian Ibel, uno dei supervisori della Bce nel corso della presentazione, per poi ricordare che «quello della redditività resta un tema rilevante» e che «l’elevato livello di crediti deteriorati rimane un punto di attenzione».
Non certo senza sorpresa, il tema delle sofferenze si conferma il fattore di rischio sul quale si continuerà più di ogni altro a concentrare l’azione regolamentare e di vigilanza anche nel 2018. «Alcuni enti creditizi presentano ancora ampie consistenze di redditi deteriorati, che possono finire per produrre un impatto negativo sul credito bancario all’economia» avverte la Bce nel documento diffuso ieri mattina, spiegando che «livelli elevati di Npl incidono sul capitale e sulla raccolta delle banche, riducono la redditività e ostacolano, di conseguenza, l’offerta di credito a famiglie e imprese».
Non soltanto quindi le banche sono chiamate al «recupero dei crediti deteriorati», ma devono in particolare moltiplicare gli sforzi per «una maggiore tempestività negli accantonamenti e nelle cancellazioni»: il tema forse maggiormente discusso in questi ultimi tempi, dopo la diffusione delle nuove linee guida sugli Npl e soprattutto alla luce della questione del cosiddetto addendum, ovvero la previsione di svalutazioni automatiche per il 100% dell’ammontare dei crediti deteriorati di nuova formazione non garantiti (dopo due anni) e di quelli garantiti (sette anni).
La vigilanza Bce trova del resto spazio per considerare anche i rischi legati agli strumenti finanziari più complessi quali le attività di secondo e di terzo livello, ma lo fa ponendo le problematiche dei derivati su un piano secondario rispetto a quelle degli Npl e inserendo la tematica nel complesso dell’analisi dei modelli interni sviluppati dalle banche e dei processi interni di valutazione dell’adeguatezza del patrimonio e della liquidità.
Tornano gli stress test
Riguardo ai nuovi stress test in arrivo, Ibel ha chiarito che si tratterà di un esercizio «simile a quello condotto nel 2016» e che sarà effettuato su due livelli. «Un campione di enti significativi di grandi dimensioni parteciperà a una prova di stress a livello di Ue coordinata dall’Autorità bancaria europea, mentre la Bce condurrà una prova di stress aggiuntiva per i restanti enti significativi» non coinvolti nel precedente scrutinio, scrive la vigilanza. Entrambe le prove confluiranno successivamente nello Srep, il processo di revisione e valutazione prudenziale (supervisory review and evaluation process, Srep). La Bce si riserva tuttavia di intervenire, se necessario, «a livello di singolo ente creditizio» e ricorrendo «ad attività di vigilanza differenti, in considerazione del profilo di rischio specifico».
Nel complesso, secondo l’analisi condotta dalla vigilanza a fine 2017 la dotazione di capitale che viene richiesta alle banche è rimasta mediamente la stessa rispetto all’anno precedente (10,1% degli attivi ponderati per il rischio per il Cet1) ed è leggermente aumentata (10,6% da 10,4%) quando si considera anche il buffer sistemico. «Questa stabilità complessiva – ha avvertito però Ibel – nasconde un numero significativo di variazioni al rialzo e al ribasso relative ai singoli».
Una banca sotto i requisiti
A tale proposito, una sola fra le banche europee di grandi dimensioni monitorate nel 2017 dalla vigilanza Bce presentava requisiti patrimoniali inferiori alla soglia minima richiesta per la distribuzione degli utili (la cosiddetta Mda, maximum distributable amount) e dovrà quindi limitare bonus ai dipendenti, dividendi e cedole. L’identità dell’istituto in questione non è stata come di consueto rivelata dalla Bce, che tuttavia ha ricordato come la fotografia sia stata scattata il 30 giugno e che da allora le banche in questione hanno potuto adeguare il capitale (come per esempio è accaduto per Banca Carige, che sta completando un aumento proprio per venire incontro alle richieste di Francoforte). Lo scorso anno le banche finite sotto l’asticella erano ben cinque (fra queste Popolare Vicenza e Veneto Banca, poi finite in liquidazione): almeno sotto questo aspetto un minimo passo in avanti è stato compiuto.

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