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Vigilanza Bce pronta a ridurre i costi della regolamentazione

Il ramo di vigilanza della Banca centrale europea (Ssm, Single Supervisory Mechanism) sosterrà un’implementazione rigida delle regole di Basilea approvate a fine 2017 (Basilea4). Quell’«ultimo passo delle riforme regolamentari» di cui aveva parlato in un meeting a Milano martedì scorso il capo dell’Ssm, Andrea Enria, affermando che dopo non saranno più previsti aumenti dei requisiti di capitale. Il problema, però, è che questo passo finale si sta rivelando molto più indigesto del previsto per le banche europee: la stima di accantonamenti patrimoniali aggiuntivi è passata da una valutazione iniziale, fatta a inizio 2018, di 40 miliardi a circa 100 miliardi.

Basilea4 rappresenta un accordo tra le banche centrali globali sugli standard internazionali che prevede un adeguamento per step progressivi (il cosiddetto phase in) fino al 2027. Ora entrerà nel vivo nell’Unione europea con il recepimento di quelle regole attraverso una direttiva europea che andrà a modificare la precedente Crd4. I conti sui costi finali li ha aggiornati nel corso dell’estate l’Eba, la stessa Autorità che a inizio 2018 aveva pubblicato una valutazione di impatto – fatta però su una fotografia statica dei bilanci 2015, dunque non eccessivamente precisa -comunque molto più soft: circa 40 miliardi per tutte le banche europee. A luglio la doccia fredda: gli accantonamenti aumentano almeno di un 24% medio, calcolato però sui requisiti minimi di capitale richiesti e che fa esplodere il conto finale.

Andrea Enria, fino al novembre del 2018 presidente dell’Eba, si aspetta ora un’onda d’urto molto forte da parte delle banche, soprattutto quelle nordeuropee più penalizzate dalla stretta sull’uso dei modelli interni per calcolare gli accantonamenti patrimoniali, con l’obiettivo di mitigare l’implementazione di quelle norme. E ieri, in occasione dell’incontro con il comitato esecutivo dell’Abi, avrebbe ribadito la necessità di agire perchè invece sia garantita un’implementazione rigida: in questo senso si esprimerà l’istituzione da lui guidata, che sarà chiamata a dare un parere sulla nuova direttiva che Parlamento, Commissione e Consiglio europeo dovranno varare. L’accordo di Basilea4 ha previsto l’adozione del cosiddetto «output floor», voluto fortemente dagli Stati Uniti ma al quale lo stesso Enria è sempre stato contrario. Si tratta di una soglia, fissata al 72,5%, che deve essere un riferimento per le banche che adottano modelli interni di valutazione alternativi a modelli standard (molto più restrittivi). Il conto degli accantonamenti, in sostanza, non deve comunque essere inferiore al 72,5% del valore che verrebbe fuori usando i modelli standard. E poi c’è la stretta sulla misurazione dei rischi operativi. Il ramo della vigilanza della Bce ha avviato ispezioni sulle banche di tutta l’Unione europea per verificare come sono stati applicati i modelli interni: entro fine 2019 i controlli fatti saranno su circa 200 istituti e il quadro che emerge è sconcertante. In molti casi i modelli vengono applicati male oppure non applicati per niente, con il risultato che gli accantonamenti previsti sono al lumicino. L’onere maggiore è a carico degli istituti del Nord Europa, ma anche Olanda e Germania, perchè è più diffuso l’uso di modelli interni. Ma anche per le banche italiane l’effetto non sarà neutrale.

Enria ha comunque rassicurato i rappresentanti degli istituti italiani sul fatto che intende intervenire per mitigare gli effetti negativi dell’eccesso di regolazione degli ultimi anni. Certo non allentando le regole, ma almeno cercando di ridurre i costi amministrativi a carico delle banche derivanti dalla compliance con le norme.

Con la visita in Italia il capo dell’Ssm intende avviare una nuova stagione di ascolto rispetto ai soggetti vigilati che verrà replicata in altre 18 capitali e relative associazioni nazionali. L’idea è che la vigilanza europea debba uscire dalla fase di start-up, con l’obiettivo di restituire certezza, chiarezza e trasparenza sull’operato dell’Ssm.

In occasione dell’incontro a Milano Enria aveva puntato il faro anche sul troppo limitato numero di emissioni di subordinati, necessari a costituire il cuscinetto del requisito Mrel per garantire risoluzioni ordinate nel caso di crisi bancarie, perdendo finestre favorevoli anche in termini di chiusura dello spread che potrebbe non ripresentarsi se il rallentamento dell’economia europea, come del resto previsto, peggiorerà. Tra le altre cose, il primo semestre del prossimo anno vedrà una concentrazione di comprehensive assessment: molti per le banche sinora residenti a Londra e che si spostano nell’Unione europea in vista della Brexit ma anche per i due gruppi di credito cooperativo italiano, Ccb e Iccrea, che dovrebbero tenere i loro esami in primavera.

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