Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Vigilanza Bce, la Corte dei conti Ue potrà accedere ai documenti bancari

Più trasparenza e più dialogo. Così Andrea Enria, presidente del consiglio di vigilanza della Bce dallo scorso gennaio, ha impostato il nuovo corso della supervisione bancaria europea. E questa impostazione, rivolta inizialmente alle banche, è da intendersi anche per il rapporto con altre istituzioni. L’accordo raggiunto ieri tra la Bce-Ssm e la Corte dei conti europea Eca, con la stesura di un Memorandum of Understanding, va in questa direzione: garantire un maggiore flusso di informazioni dalla vigilanza ai “custodi delle finanze della Ue”. L’intesa rappresenta un passo importante verso una cooperazione tra due istituzioni «più costruttiva», come l’ha definita il presidente dei controllori Klaus-Heiner Lehne, «più stretta» come ha sottolineato Enria.

Il MoU, che verrà firmato il 9 ottobre a Lussemburgo, regola le modalità attraverso le quali l’Ssm assicurerà «un pieno accesso a tutta la documentazione» di cui ha bisogno l’Eca per svolgere il suo lavoro. Da quando l’organo di supervisione bancaria europea è stato istituito nel novembre del 2014, la Corte dei conti europea ha avuto dal legislatore il mandato di controllare, ispezionare, «l’efficienza operativa della gestione» dell’Ssm. In merito alla sostanza del mandato, Ssm ed Eca hanno avuto interpretazioni via via sempre più distanti, e la tensione di anno in anno tra le due istituzioni è salita con Danièle Nouy chair, prima dell’arrivo di Enria.

Al primo rapporto sull’Ssm, nel 2016, l’Eca ha iniziato a sollevare il problema sulla difficoltà riscontrata nel reperire tutta la documentazione e tutti i dati richiesti. E questa critica è stata rilanciata nel secondo rapporto sull’organo di vigilanza risalente al 2018, con un appello direttamente al legislatore europeo per avere più poteri e più documentazione. La vigilanza Ssm – che si estende su 130 gruppi bancari per un totale di attivi per 21.000 miliardi, pari all’80% del sistema bancario europeo – è tale per cui l’Eca ritiene che sia «troppo grande per non essere controllata dall’audit», parafrasando la definizione delle banche «troppo grandi per fallire».

La tesi di Lehne è presto spiegata. La supervisione bancaria centralizzata in Europa, sostiene il presidente della Corte, comporta alti rischi per le finanze pubbliche: per esempio, i fallimenti bancari possono portare al coinvolgimento su vari livelli dei soldi dei contribuenti. Lehne, che ha messo in più occasioni in risalto l’elevata complessità delle nuove norme stratificate sulle risoluzioni bancarie, ha richiesto a più riprese «pieni poteri» di accesso alle informazioni dell’Ssm, proprio per poterne scandagliare al meglio il management, sempre più rilevante ai fini della contabilità delle finanze pubbliche pur se in un regime di bail-in con il bail-out divenuto un’eccezione.

Il supervisore, tuttavia, è ben consapevole del fatto che la documentazione richiesta dagli auditors ha spesso contenuti altamente confidenziali, informazioni sensibili soprattutto quando riguardanti le singole banche, con impatti importanti sul mercato. E il MoU protegge questi dati.Resta da vedere, inoltre, fino a che punto l’Eca può spingersi nella richiesta di dati, perchè il controllo dell’efficienza della gestione non necessariamente implica una valutazione nel merito dei risultati conseguiti. L’Eca insomma dovrebbe fermarsi alle modalità, al “come”, sottolinea chi la pensa diversamente da Lehne, e non andare oltre con giudizi di natura più politica: come avvenuto in passato nel caso della gestione della crisi della Grecia e del primo programma di aiuti e interventi che non ottenne il risultato sperato.

Enria ha ritenuto comunque che le divergenze emerse finora tra Eca ed Ssm fossero risolvibili, volendo ripristinare un clima di armonia, di dialogo e di collaborazione stretta tra le due istituzioni. E infatti il Memorandum of Understanding, tra le altre cose, entra nei dettagli per chiarire quanto più possibile in quali casi le informazioni confidenziali sono necessarie agli auditors e per stabilire le circostanze in base alle quali l’Eca può avere «pieno accesso» a un certo tipo di documentazione. Stando a fonti bene informate, in alcuni casi il controllore potrebbe ottenere accesso a documentazione ritenuta confidenziale, ma soltanto consultandola e lavorando all’interno della sede dell’Ssm. Il testo dell’MoU verrà pubblicato al momento della cerimonia di firma.

L’accordo tra Eca e Bce/Ssm va nella giusta direzione, secondo entrambe le istituzioni, perché migliorerà la collaborazione e il clima per poter lavorare «tutti meglio». La Corte di conti non dovrebbe avanzare più critiche in futuro sulle modalità di accesso alla documentazione: l’ambito di applicazione dell’audit è un’altra storia.

Isabella Bufacchi

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La segnalazione di Bankitalia su un’ipotesi di falso in bilancio rende legittimo il sequestro del ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Illimity Bank e un’affiliata di Cerberus capital management hanno perfezionato un’operazione di ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

È ancora presto per dire che quello della raccolta di denaro fresco per le banche italiane non rapp...

Oggi sulla stampa