Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Vigilanza Bce, è corsa a ostacoli

«C’è buona volontà da parte di tutti, si tratta di avere solo un po’ di tempo prima che si possa realizzare l’obiettivo europeo della supervisione bancaria unica». Si è conclusa con queste parole del presidente di turno del Consiglio Ecofin, il cipriota Vassos Shiarly, la riunione-lampo della settimana scorsa. Tutto rinviato a dopodomani per cercare di superare lo scoglio più impervio e costruire l’albero maestro dell’Unione bancaria, affidando alla Bce il potere di vigilare sull’operato delle banche europee. L’obiettivo è avvicinare gli schieramenti ancora contrapposti in vista del vertice di giovedì e venerdì, dove i leader Ue saranno chiamati a gettare le basi dell’Unione economica del futuro.
La presidenza di turno cipriota si dice fiduciosa, ma la strada è ancora in salita. Lo provano anche le recenti indiscrezioni di stampa che davano il tema dell’Unione bancaria come escluso dal summit. Anche se da Bruxelles hanno fatto notare che un’ipotesi di questo tipo non avrebbe senso, perché l’Unione bancaria è una delle portate più sostanziose del menu.
Secondo la tabella di marcia delineata dai quattro presidenti – van Rompuy, Draghi, Barroso e Juncker – inviata alle capitali europee, l’inizio del lavoro preparatorio per l’unione bancaria è previsto entro il 1° gennaio 2013 per arrivare all’attuazione operativa dal 2014. Restano però numerosi nodi da sciogliere. Chi storce di più il naso è ancora una volta la Germania, che contesta il raggio d’azione proposto dal Commissario Ue, Michel Barnier, di una vigilanza su tutti i 6mila istituti europei. Secondo Berlino, il cono di luce deve essere più ristretto e non riguardare le banche regionali. Non solo: la delegazione tedesca chiede anche una “muraglia cinese” con la separazione tra l’attività di politica monetaria e quella di vigilanza affidata a un’entità ad hoc.
«Non c’è nemmeno un’intesa – osserva Azad Zangana, European Economist di Schroders – sul trattamento riservato ai Paesi della Ue che non fanno parte della Zona euro, che considerano il trasferimento della vigilanza alla Bce una violazione all’indipendenza della politica monetaria. Anche per questa ragione non ci attendiamo un accordo completo entro gennaio».
I ministri delle Finanze prima, e i leader dopo, dovranno dunque sfoderare tutta la loro “creatività”, per dirla con il tedesco Wolfgang Schauble. «La creazione di un’Unione bancaria – sottolinea l’economista del think tank Bruegel, Benedicta Marzinotto – è un’assoluta necessità, ma le divergenze delle ultime settimane fanno capire che alla fine si arriverà a un sistema più soft, con un maggiore bilanciamento tra il potere della Bce e quello delle autorità nazionali». Lo stesso presidente dell’Eurotower, Mario Draghi, ha lasciato intendere che il livello di controllo sarà minore sugli istituti più piccoli, anche se i poteri devono comunque essere accentrati per garantire uniformità e impedire la frammentazione.
La vigilanza affidata a Francoforte è uno dei tasselli indispensabili per raggiungere l’altro traguardo previsto dal rapporto dei quattro presidenti: la ricapitalizzazione diretta delle banche da parte dell’Esm, il fondo salva-Stati che secondo la tabella di marcia dovrebbe essere finalizzata entro il marzo 2013. Una volta investito di questo potere, il fondo di stabilità potrà così accollarsi i costi della ricapitalizzazione delle banche spagnole, alleggerendo i conti pubblici di Madrid. La vigilanza unificata consentirà di far decollare – tra il 2013 e il 2014 – anche il terzo pilastro dell’Unione bancaria: la creazione di un’Authority per la liquidazione delle banche insolventi associato a un fondo dotato di risorse appropriate. La soluzione consentirebbe di non pesare sui contribuenti in caso di emergenze, dato che dal 2008 al 2011, secondo la Commissione Ue, sono già stati sborsati a sostegno delle banche 4.500 miliardi. «Non è però chiaro – puntualizza Marzinotto – quale sarà il soggetto che serciterà questa funzione, se l’Esm o una nuova entità». Più ravvicinata appare invece la scadenza – tra fine 2012 e inizio 2013 – per arrivare a un sistema di garanzia unica sui depositi bancari.
«Non penso – spiega Silvio Peruzzo, senior European economist di Nomura – che al vertice di questa settimana si possa andare al di là di una dichiarazione di sostegno per un cammino di riforma. I leader devono mandare un segnale che l’Europa è coesa, altrimenti minerebbero quella della Bce che l’ha voluta con fermezza e finora ha fatto la sua parte per riportare la stabilità sui mercati. L’importante è far capire che c’è la volontà di raggiungere un’intesa». Per affrontare con le spalle larghe un 2013 che si preannuncia ricco di nuovi incontri e negoziati.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La Francia continua a essere apripista per il riconoscimento economico dei contenuti di informazione...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Si avvicina il giorno in cui Monte dei Paschi dovrà dire alla vigilanza di Francoforte e al mercato...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Sul Recovery Plan non esiste un caso Italia, ma un’interlocuzione molto positiva con la Commissi...

Oggi sulla stampa