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Vigilanza bancaria Ue, ultimi scogli

L’Ecofin dei ministri finanziari dell’Ue si è riunito in seduta straordinaria per tentare di raggiungere un compromesso in extremis sulla vigilanza bancaria centralizzata presso la Bce di Mario Draghi. L’obiettivo era fornire al Consiglio dei capi di Stato e di governo, che inizia oggi a Bruxelles, almeno un accordo di massima su questa supervisione unica per l’eurozona, che è il punto di partenza dell’Unione bancaria e di successive misure anticrisi orientate ad aiutare i Paesi membri con difficoltà finanziarie. Francia, Italia, Spagna e Draghi, presente alla riunione a Bruxelles, invitavano a fare presto. Ma la Germania ha continuato a frenare. La Svezia ha guidato la contestazione dei Paesi esterni all’area dell’euro, che non vogliono sentirsi tagliati troppo fuori dall’Unione bancaria dei 17 Stati con vigilanza comune. Il Regno Unito ha difeso soprattutto gli interessi della City di Londra.
I ministri finanziari di Francia e Germania sono arrivati alla riunione dei 27 a Bruxelles con un accordo bilaterale di massima, che avvicinava i due Paesi più distanti dell’eurozona. Il ministro delle Finanze francese Pierre Moscovici, che guida i Paesi favorevoli alla vigilanza alla Bce su tutte le circa seimila banche europee, sostanzialmente aveva accettato il compromesso della presidenza cipriota di turno. Questo limita l’azione dell’istituzione di Draghi alle banche con attivi per almeno 30 miliardi di euro o pari al 20% del Pil del rispettivo Paese. Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, originariamente disponibile solo relativamente alle grandi banche sistemiche (per mantenere il controllo nazionale sulle casse di risparmio tedesche), aveva aperto ad accettare la soluzione nella riunione per poi completarla «prima di Natale».
«I parametri di un accordo sono sul tavolo, molto lavoro è stato fatto, concludiamolo», ha esortato Moscovici durante la sessione pubblica dell’Ecofin. Ma Schäuble ha ritirato fuori la solita linea tedesca, che punta a evitare interventi interpretabili come aiuti ai Paesi mediterranei almeno fino alle elezioni dell’autunno 2013. «Bisogna essere modesti e non creare false aspettative — ha detto il ministro delle Finanze tedesco —. La legislazione non potrà essere attuata prima di un anno». Solo da allora (quindi dopo le elezioni in Germania) a Berlino intenderebbero considerare le misure conseguenti all’entrata in vigore della vigilanza bancaria centralizzata: dai finanziamenti diretti alle banche dal fondo salva Stati fino alla garanzia comune sui depositi bancari nell’eurozona. Schauble ha sollevato difficoltà anche sul cosiddetto «muro cinese», che dovrebbe garantire la separazione tra le attività monetarie e quelle di vigilanza della Bce.
Il ministro dell’Economia Vittorio Grilli non ha partecipato all’Ecofin per impegni negli Stati Uniti, facendosi sostituire dall’ambasciatore presso l’Ue Ferdinando Nelli Feroci, che ha confermato la linea italiana favorevole al compromesso cipriota purché non si elimini del tutto la competenza della Bce anche sugli istituti minori. La difficoltà di trovare l’accordo ha esteso la contrastata trattativa nella notte.
Oggi, prima del summit dei capi di governo, è in programma un Eurogruppo dei 17 ministri finanziari per dare il via libera a 44 miliardi di prestiti di salvataggio alla Grecia, che ha annunciato di aver rispettato l’impegno di riacquistare circa 30 miliardi del suo debito a circa un terzo del valore nominale. Banche private e fondi speculativi, che avevano comprato i titoli greci a prezzo bassissimo, hanno realizzato guadagni ingenti sfruttando la scarsa riservatezza con cui l’eurogruppo ha imposto (e finanziato) questo buy back del governo di Atene.

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