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Vietti: «Troppi riti per il tribunale imprese»

MILANO –  Con garbo, per carità. E nella stima reciproca. Sta di fatto però che il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, non ha mancato fare alcune puntute critiche al tribunale delle imprese, sul quale si è fortemente speso il ministro della Giustizia, Paola Severino (oggi, peraltro, è in programma il plenum del Consiglio con la partecipazione del Guardasigilli). Occasione del confronto, un dibattito organizzato dall’Unione industriali di Torino, al quale hanno partecipato anche capi degli uffici giudiziari e avvocati del capoluogo piemontese (si veda anche Il Sole 24 di ieri).
A non convincere Vietti – che nell’ambito della riforma del diritto societario, da sottosegretario alla Giustizia, provò senza fortuna a introdurre analoghe sezioni specializzate – ci sono innanzitutto le competenze. Meglio sarebbe stato, secondo Vietti, provare a dare un perimetro ancora più ampio di quello attuale. Come pure il vicepresidente del Csm ha sottolineato le difficoltà procedurali nelle quali si troveranno coinvolti i giudici dei tribunali specializzati, alle prese con controversie che potrebbero dover essere definite con riti diversi a seconda dell’oggetto.
Perplessità vengono poi da Vietti anche sul piano organizzativo. Visto che si tratta di una riforma «a costo zero», la fase attuativa non sarà semplice perché a spostarsi saranno i fascicoli ma non i magistrati. E allora il nodo degli organici, della loro preparazione e della distribuzione territoriale potrebbe rivelarsi particolarmente difficile da dipanare. Ed è su questi temi che il tavolo tra ministero e Csm potrebbe produrre i primi risultati.
Anche perché lo stesso Vietti ha sottolineata l’importanza dell’intervento e la necessità di partire anche nelle difficili condizioni date. Tra i vantaggi, infatti, ci sarà senz’altro il rimedio a uno dei mali della giustizia italiana: la scarsa prevedibilità dei giudizi e il conseguente effetto volano sul contenzioso.
Severino, del resto, è stata ferma e ha ribadito di considerare assolutamente prioritaria la partenza a settembre dei nuovi tribunali. Il ministro ha parlato dei tribunali delle imprese come di «poli di alta specializzazione» che permetteranno di avere «decisioni celeri e di alta qualità». Ci saranno benefici anche per l’economia perché «un’impresa preferisce investire in Paesi e in aree geografiche dove c’è maggiore certezza del diritto».
E sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie il ministro ha confermato di volere procedere senza incertezze: «Un’organizzazione che non consente un impiego efficiente delle risorse umane, materiali e tecnologiche e che costa un punto di Pil all’anno – ha ricordato – è certamente un’organizzazione pesante. Il tempo limitato di cui dispone questo Governo non consente di fare grandi riforme sui codici» ma «ci stiamo concentrando – ha spiegato il ministro – sulla riorganizzazione, che toccherá sia la dislocazione territoriale degli uffici, sia la loro organizzazione interna, sia il completamento del processo telematico».
La revisione della geografia giudiziaria porterà secondo Severino «a una sostanziale riduzione del numero degli uffici sul territorio con un conseguente risparmio di spesa che abbiamo prudenzialmente stimato in 80 milioni di euro. Non si tratta solo di una questione di risparmio, ma di efficienza».
«Il problema non è solo geografico – ha concluso il ministro –: l’importante che l’accorpamento avvenga in maniera equilibrata senza creare tribunali eccessivamente corposi ed evitando di lasciare tribunali vuoti».

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