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Come viene aggirata la concorrenza? I soldi distribuiti tra gli Stati. La sfida Bruxelles-Mountain View

1 Qual è l’accusa mossa dall’Ue?

Google ha abusato della sua posizione dominante favorendo illegalmente «Google Shopping» a svantaggio della concorrenza. Quando un utente cerca un prodotto su Google, i primi risultati che compaiono in alto, molto visibili e che inevitabilmente risultano i più cliccati, sono quelli forniti dal suo servizio di Shopping, con cui ovviamente fa ricavi.

2 Quali le prove?

«Le prove dimostrano che il competitor messo maggiormente in risalto compare soltanto a pagina 4 dei risultati» ha scritto la Commissione europea. Il problema è che i consumatori cliccano molto più spesso sui prodotti più visibili e quindi su quelli sponsorizzati da Google. I risultati sulla prima pagina guadagnano il 95% di tutti i click, quelli sulla seconda solo l’1%. Figuriamoci la quarta. Eppure, secondo Mountain View, se alcuni siti comparatori concorrenti sono finiti a pagina 4 è perché non si sono adeguati alle esigenze del mercato. Altri, come Amazon, lo hanno fatto «e pur essendo nostro concorrente è diventato la prima scelta di molti per la ricerca di prodotti» ha scritto Kent Walker, Senior Vice President & General Counsel Google in un post di risposta alle accuse.

3 Dove finiscono i soldi della multa?

La multa da 2,42 miliardi è calcolata sulla base del valore dei ricavi che Google ha fatto sul servizio shopping. In caso Mountain View decidesse di pagare, i soldi, come tutti quelli per le sanzioni Antitrust, andrebbero a finire nel bilancio generale dell’Ue e sarebbero poi ridistribuiti tra gli Stati membri in modo da ridurre il loro contributo annuale al budget europeo. In Italia è stata avviata una petizione su change.org per destinare i soldi alle startup digitali.

4 Qual è l’iter del procedimento?

L’Ue ha chiesto di mettere fine all’infrazione entro 90 giorni. Google sta valutando il ricorso ma non ha ancora deciso. «Siamo rispettosamente in disaccordo con le conclusioni annunciate — ha fatto sapere Big G —. Analizzeremo nel dettaglio la decisione della Commissione, considerando la possibilità di ricorrere in appello, e continueremo a difendere la nostra posizione». Entro tre mesi comunque, secondo l’iter, dovrebbe pagare. Se invece decidesse di fare ricorso, Google dovrebbe comunque presentare a Bruxelles una garanzia bancaria. Nell’ipotesi remota in cui decidesse di ignorare le richieste fatte da Bruxelles, Google rischia una penale che può arrivare fino al 5% del suo fatturato giornaliero.

5 Il ruolo dell’algoritmo?

L’implicita accusa da parte di Bruxelles è che Google usi l’algoritmo che interviene sui risultati di ricerca per favorire se stessa. E se hai, come il caso di Google in Europa, una quota di mercato pari al 90% può essere un bel problema. Lo spettro che si aggira è sempre lo stesso: il monopolio. Da qui è partita l’indagine, avviata dopo decine di segnalazioni da parte di rivali di Mountain View come Yelp, TripAdvisor, Foundem, News Corp e FairSearch.

6 I vantaggi di Google?

La Commissione ha anche quantificato il vantaggio che questa pratica avrebbe garantito al servizio di Google: un incremento del traffico di 45 volte nel Regno Unito, 35 in Germania, 19 in Francia, 29 nei Paesi Bassi, 17 in Spagna e 14 in Italia. Questo a fronte di riduzioni nel traffico di alcuni concorrenti, retrocessi nell’elenco dei risultati di ricerca, pari all’85% nel Regno Unito, dell’80% in Francia e fino al 92% in Germania. «Quello che Google ha fatto — ha spiegato Margrethe Vestager — è illegale rispetto alle norme Antitrust dell’Unione Europea. Ha negato alle altre aziende la possibilità di competere nel merito e di innovare. E, cosa più importante, ha negato ai consumatori una scelta genuina di servizi e i pieni benefici dell’innovazione».

7 La difesa di Mountain View?

Per Google la decisione della Commissione sullo shopping online sottostima il valore di mettere facilmente e rapidamente in connessione utenti e inserzionisti. «Riteniamo — ha spiegato Walker nel suo post — che i nostri attuali risultati di shopping siano utili e siano una versione nettamente migliorata rispetto alle pubblicità solo testuali che mostravamo una decina di anni fa. Gli annunci con foto, valutazioni e prezzi portano vantaggi a noi, agli inserzionisti ma soprattutto ai nostri utenti. E li mostriamo solo quando dal vostro feedback emerge che sono rilevanti. Migliaia di aziende europee che vendono online utilizzano questi annunci per competere con società più grandi quali Amazon e eBay».

8 Quali i precedenti?

La sanzione è più che doppia rispetto a quella da 1,06 miliardi inflitta a Intel nel 2009. Ma ad aprire le danze, in questo valzer di multe Antitrust, fu nel 2004 Mario Monti con Microsoft che dovette pagare 497 milioni per abuso di posizione dominante. Poi arrivò un’altra multa nel 2006, una terza nel 2008 e l’ultima nel 2013 da 561, sotto lo spagnolo Joaquin Almunia. L’altro gigante Usa, il leader nei microprocessori Intel, fu stangato con quella che allora era la multa più elevata di sempre. Ora battuta da Google.

Corinna De Cesare

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