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Videosorvegliati a pagamento

Per l’installazione degli impianti di videosorveglianza i comuni, al pari dei privati, devono presentare al ministero dello sviluppo economico l’istanza per ottenere l’autorizzazione e sono tenuti al pagamento dei contributi. Tuttavia è allo studio un’ipotesi di modifica della vigente disciplina che preveda un regime speciale di esenzione dal pagamento degli oneri.
Lo ha affermato l’11 maggio 2017 il sottosegretario al ministero dello sviluppo economico (Mise), Antonello Giacomelli, nella IX commissione trasporti della camera in risposta all’interrogazione parlamentare n. 5-11327 dell’on. Biasotti. A inizio marzo le prefetture di Pordenone e di Sondrio hanno diffuso i pareri del ministero dello sviluppo economico, secondo il quale le reti di videosorveglianza finalizzate sia alla sicurezza che al monitoraggio del traffico costituiscono, ai sensi del decreto legislativo n. 259 del 1° agosto 2003 (Codice delle comunicazioni elettroniche), un servizio di comunicazione ad uso privato, soggetto all’autorizzazione generale, previa dichiarazione di inizio attività, e al pagamento dei contributi. Successivamente, l’11 marzo 2017, la X commissione del senato, nel corso dell’esame del disegno di legge di conversione del decreto legge sulla sicurezza urbana n. 14/2017, ha espresso alla commissione referente il prescritto parere, invitandola a evidenziare l’esigenza che i sistemi di videosorveglianza, installati dalle amministrazioni locali con le finalità di ordine e sicurezza pubblica, siano esonerati dall’obbligo di autorizzazioni, contributi e canoni di concessione. E pochi giorni dopo, il 16 marzo 2017, il governo ha accolto come raccomandazione l’ordine del giorno 9/4310-A/23 che lo impegna a «chiarire la corretta interpretazione della norma a favore degli enti locali ed esonerare quest’ultimi da contributi, oneri e/o canoni di concessione o autorizzazione se questi sono destinati a soddisfare esigenze e/o servizi di ordine e/o sicurezza pubblica e/o urbana e/o a consentire comunicazioni elettroniche inerenti servizi di polizia statali o locali ivi comprese le radiocomunicazioni». Ciò nonostante, l’11 maggio 2017, in risposta all’interrogazione parlamentare n. 5-11327, il sottosegretario del ministero dello sviluppo economico ha ribadito che nel caso di collegamento via cavo chiunque (anche i comuni) installi o metta in esercizio una rete di comunicazione elettronica su supporto fisico a uso privato per collegare apparati di qualsiasi tipo attraversando il suolo pubblico deve chiedere un’autorizzazione al M, ai sensi dell’art. 104, c. 1, lett. b), del codice delle comunicazioni elettroniche. E per conseguire l’autorizzazione deve essere presentata, ai sensi dell’art. 107, cc. 5 e 6, una dichiarazione di inizio attività e versare i contributi. Secondo il sottosegretario del Mise, per queste due prescrizioni (la presentazione della Dia e il versamento dei contributi) non è prevista alcuna forma di esonero. In merito a queste precisazioni del sottosegretario, occorre però osservare come le disposizioni di legge richiamate stridano con le misure di sicurezza previste dal decreto legge n. 14/2017, convertito con modificazioni dalla legge n. 48/2017, che intende favorire, anche con incentivi economici, un potenziamento dei sistemi di videosorveglianza per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di criminalità. Peraltro, lo stesso sottosegretario del Mise ha affermato che, ai fini dell’introduzione di un’espressa esenzione dei comuni dal pagamento dei contributi, è allo studio una modifica della normativa vigente, della quale si stanno verificando gli aspetti tecnici e di copertura finanziaria.

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