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Videosorveglianza? Sì, ma limitata

di Alessandro Cassano e Gianfranco Di Rago

A rischio l'installazione di telecamere in condominio, in mancanza del consenso unanime dei condomini. Il freno al proliferare degli impianti di videosorveglianza nei condomini arriva dal tribunale di Salerno il quale, con ordinanza del 14 dicembre scorso, ha sospeso l'esecutività di una delibera condominiale, adottata con la sola maggioranza, che autorizzava le riprese nelle parti comuni. Sebbene si tratti di un provvedimento certamente modificabile, anche nell'ambito del medesimo procedimento giudiziario, l'ordinanza del tribunale campano è degna di rilievo poiché rappresenta un precedente in grado di poter influenzare altre decisioni giurisprudenziali, soprattutto a causa dell'attuale lacuna normativa in materia di tutela della privacy in caso di videosorveglianza condominiale. L'esigenza di un intervento legislativo specifico sul punto è stata anche evidenziata dal Garante per la protezione dei dati personali con una segnalazione inviata al parlamento e al governo lo scorso 13 maggio 2008 e ribadita con il recente provvedimento sulla videosorveglianza dell'8 aprile 2010.

L'ordinanza del tribunale di Salerno. Il caso giunto al vaglio del tribunale di Salerno aveva a oggetto l'impugnazione per nullità di una delibera condominiale, di cui si chiedeva anche l'immediata sospensione dell'efficacia, relativa all'installazione di un sistema di videosorveglianza delle parti comuni. In un contesto di generale incertezza normativa, in cui è difficile individuare norme applicabili alla materia anche soltanto in via analogica, il tribunale ha ritenuto corretto sospendere provvisoriamente l'esecutività della delibera, basandosi unicamente sui principi generali della protezione dei dati personali e del condominio negli edifici. L'impugnazione della delibera si fondava sul fatto che l'assemblea non possa assumere la qualifica di soggetto titolare del trattamento non essendo quindi competente a prendere decisioni in ordine alle finalità e alle modalità del trattamento stesso e all'utilizzo delle telecamere. Il tribunale infatti ha ritenuto che l'assemblea condominiale non possa validamente adottare delibere di autorizzazione della videosorveglianza il cui scopo è quello di tutelare beni e persone, poiché lo scopo della tutela dell'incolumità delle persone e delle cose non è compreso nei compiti alla stessa affidati. Nell'ordinanza in questione è inoltre stato evidenziato come l'installazione della videosorveglianza non possa nemmeno considerarsi una prestazione finalizzata a servire i beni in comunione e quindi rientrare tra le competenze attribuite all'organo assembleare, il quale comunque non potrebbe essere il soggetto titolare del trattamento. A seguito di questa ordinanza appare quindi opportuno, ove possibile, adottare simili delibere con l'unanimità dei consensi dei condomini. Restano aperti tuttavia molti dubbi in merito a chi debba effettivamente votare la delibera: si pensi per esempio a un appartamento in cui vivono più persone le quali però possono esprimere soltanto un voto unico.

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