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Vicini sui Trattati, divisi sugli eurobond

di Alessandro Merli

I tre più grandi Paesi dell'area dell'euro, Germania, Francia e Italia, hanno promesso ieri maggior integrazione sul piano fiscale, anche attraverso una revisione dei Trattati europei, ma non hanno proposto misure specifiche né interventi immediati per la soluzione della crisi del debito sovrano, il che ha provocato un leggero calo dell'euro e delle Borse.

In particolare, è stata accantonata l'ipotesi di premere sulla Banca centrale europea per maggiori acquisti di titoli di Stato dei Paesi in difficoltà o addirittura perché agisca da prestatore di ultima istanza (si veda l'articolo qui sotto), mentre il cancelliere tedesco Angela Merkel ha ribadito la sua opposizione all'emissione di eurobond, in cui la responsabilità del debito pubblico venga messa in comune.

L'asse franco-tedesco, per la prima volta puntellato dall'Italia, annuncerà nei prossimi giorni, e comunque prima del vertice europeo del 9 dicembre, una serie di proposte per modificare i Trattati e migliorare la governance dell'Eurozona. I piani dovranno però essere approvati non solo dai 17 Paesi che fanno parte dell'unione monetaria ma tutti i 27 membri dell'Unione europea.

I tre capi di Governo – la signora Merkel, il neopresidente del Consiglio italiano, Mario Monti, e il padrone di casa, il presidente francese Nicolas Sarkozy – sono peraltro, nelle parole di quest'ultimo, «pefettamente coscienti della gravità della situazione». A questo hanno contribuito le notizie provenienti dai mercati finanziari. Alla vigila dell'incontro trilaterale, l'asta dei bond decennali tedeschi ha registrato un pesante insuccesso, con oltre un terzo di Bund invenduti, un segnale che gli investitori non solo evitano i Paesi della periferia dell'euro, ma si stanno allontanando anche dal Paese più solido e cominciano ad avere qualche dubbio sul futuro della stessa moneta unica. Tanto che Sarkozy ha tenuto a riaffermare la determinazione di tutti e tre «a fare di tutto per garantire la sopravvivenza dell'euro». Poco prima della riunione di Strasburgo, è arrivato il declassamento del debito del Portogallo al rango di "junk" da parte dell'agenzia Fitch. E il presidente francese ha dovuto ribadire che il rating della Francia, la tripla A ormai minacciata, è stabile.

La priorità riaffermata dai tre, ma soprattutto dal cancelliere Merkel, è stata però la prospettiva di una unione fiscale, come strada per recuperare la «fiducia persa». Regole di bilancio più stringenti, cessione di sovranità da parte di quei Paesi non in grado di rispettarle, sanzioni automatiche per i trasgressori, sulle quali il capo del Governo tedesco ha trovato più consenziente Monti che non Sarkozy, il quale ha glissato sui dettagli, promettendo che Francia e Germania continueranno il lavoro nei prossimi giorni, coinvolgendo poi l'Italia. Il presidente del Consiglio ha peraltro osservato che andrà discusso il problema di possibili modifiche agli obiettivi di bilancio in caso di recessione più grave del previsto.

L'asta tedesca di mercoledì e la seconda giornata negativa per i Bund ieri hanno peraltro attizzato un dibattito nella stampa tedesca sulla linea della signora Merkel. «L'unione fiscale – ha scritto il quotidiano economico Handelsblatt – puà essere una soluzione per il lungo periodo, ma nel breve c'è bisogno della Bce». Die Welt ha parlato di «momento della verità» che si avvicina per il cancelliere. Questa non ha perso l'occasione ieri per ribadire la sua opposizione agli eurobond promossi dalla Commissione europea, già ripetuta al Bundestag mercoledì. «Nulla è cambiato nella mia posizione – ha dichiarato – mandano un segnale del tutto sbagliato. Ci riporterebbero indietro alla situazione di prima della crisi, quando le differenze fra i Paesi nei tassi d'interesse, che riflettono la diversa competitività, erano appiattite». Da parte tedesca, l'emissione di eurobond potrebbe arrivare solo alla fine del percorso di unione fiscale, posizione sostenuta ieri da Monti, ma ieri la Merkel ha deluso chi si attendeva che potesse socchiudere la porta almeno a questa possibilità.

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