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«Vicini alla ripresa, banche più solide»

ROMA — Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni è ormai pronto ad avanzare la sua proposta per la rimodulazione dell’Imu, con un alleggerimento dell’imposta sulla prima casa ma non per tutti. Se il clima nella maggioranza lo consentirà, il presidente del Consiglio Enrico Letta ed il ministro potrebbero convocare la cabina di regia, quindi i segretari di Pd, PdL e Scelta Civica, con i loro capigruppo di Camera e Senato, già questa settimana per tentare di chiudere l’accordo politico, lasciando ai tecnici la definizione di un decreto da varare subito dopo Ferragosto.
Lo ha confermato ieri da Bolzano il premier: «Voglio lanciare un messaggio: maniche rimboccate, siamo al lavoro. Su Imu e Iva confermo quello che abbiamo già codificato: entro il 31 agosto sulle due questioni ci sarà la parola fine».
Sulla scia delle buone notizie che arrivano dall’economia, ieri al centro di un summit a Palazzo Chigi tra Letta, Saccomanni ed il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, il governo tenta dunque un accelerazione delle misure di politica economica. Intanto con un rafforzamento delle agevolazioni alle imprese che si indebitano per acquistare macchinari. Al fondo di 2,5 miliardi della Cassa depositi previsto dal decreto del Fare, potrebbe aggiungersene un altro per sostenere l’acquisto, da parte delle imprese, di tecnologie e software. E nelle prossime settimane scatteranno altri 500 milioni di rimborsi Iva per tremila imprese, portando le restituzioni del 2013 a 7,7 miliardi.
Un nuovo colpetto di frusta per tentare l’aggancio alla ripresa sempre più vicina. «La stabilità paga — ha detto Letta —: la dimostrazione è il fatto che oggi gli indicatori dei tassi di interesse sono scesi ai minimi da molto tempo a questa parte». L’analisi del governo e della Banca centrale, sul punto, è unanime: i segnali di ripresa sono giudicati «reali» dal governo, mentre Bankitalia vede «il punto di svolta tra il terzo ed il quarto trimestre», anche se avverte che «si tratta di una ripresa graduale e bisogna consolidare i segnali di miglioramento». Unanime è anche la ricetta, «politiche di continuità con le scelte fatte».
Il che significa massima prudenza sull’equilibrio dei conti pubblici. Per l’alleggerimento dell’Imu sulla prima casa, sul piatto, oggi non ci sono più di 2 miliardi di euro, che basterebbero solo a dimezzarla. Se si vuole fare di più, secondo Saccomanni, bisognerà tagliare qualche spesa o rimodulare altre imposte. Ad esempio riportare le rendite catastali delle case sfitte nella dichiarazione Irpef, dalla quale sono state escluse, mentre sulle case affittate si pagano Imu e Irpef. Saccomanni la considera una stortura ingiustificabile. Riportare le rendite sotto l’Irpef varrebbe quasi un miliardo e mezzo di euro.
Ma sarebbe un aumento delle tasse e dunque un’operazione molto difficile da far digerire al Pdl. Il partito di Silvio Berlusconi ha sempre chiesto l’abolizione totale dell’Imu sulla prima casa, che costerebbe quattro miliardi. E oggi, come la sopravvivenza del governo, anche le reali chance di riforma dell’Imu, dipendono quasi esclusivamente dall’atteggiamento del centrodestra, sconvolto dalla condanna definitiva del suo leader. Si vedrà presto se quella promessa fatta due giorni fa da Berlusconi sarà una tregua vera e durevole.
Palazzo Chigi, naturalmente, confida in un atteggiamento responsabile della sua maggioranza. L’economia sta lentamente uscendo dal tunnel e l’ottimismo che il ministro Saccomanni mostra, sebbene con molta cautela, già da qualche settimana comincia ad essere corroborato da elementi concreti. Nel primo semestre le entrate tributarie e contributive sono cresciute del 2,2% (6,7 miliardi) rispetto all’anno scorso. A tirare sono soprattutto le entrate fiscali, salite di 8 miliardi (4%), e tra queste volano quelle recuperate agli evasori. Nei primi sei mesi sono stati incassati 3,6 miliardi, il 10% in più rispetto al primo semestre dell’anno scorso. E anche il sistema bancario appare «nel complesso in buone condizioni». Il summit di ieri ha fatto il punto sul sistema, dove permane solo «qualche area di difficoltà» dice Via Nazionale, garantendo il suo impegno e lo stimolo alla ricapitalizzazione delle banche. Anche su Montepaschi governo e Bankitalia concordano: il piano di risanamento è valido, le preoccupazioni Ue infondate.

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