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Vicini al trasferimento a Sga i 18 miliardi di Npl delle venete

È vicino al decollo il trasferimento alla Sga, la Società di gestione attività controllata del Tesoro, dei circa 18 miliardi di euro di non performing loan e di crediti unlike to pay (Utp) che arriveranno dalle due banche venete, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, finite in liquidazione.
Sembra infatti ormai imminente il decreto del Governo, con il via libera del Mef, per il trasferimento del portafoglio di crediti difficili alla Sga, il veicolo già utilizzato nel salvataggio del Banco di Napoli.
Oggi, secondo le indiscrezioni, si dovrebbe tenere un consiglio di Sga, che inizialmente era stato convocato proprio per prendere atto del via libera al trasferimento. Il board si terrà in ogni caso anche in mancanza di decreto, anche per fare il punto sull’operatività della società guidata da Marina Natale che ha già acceso i motori in vista della gestione dell’imponente portafoglio di sofferenze delle banche venete. In ogni caso l’inizio della gestione, con il semaforo verde del Governo, è atteso per il primo di febbraio.
Si parla in tutto di circa 100mila posizioni, di cui circa 50mila sofferenze e oltre 45mila incagli. In attesa di ricevere le migliaia di pratiche che ne faranno una delle principali piattaforme in Italia, la controllata dal Tesoro ha inoltre messo a punto un modello ibrido, che punta a esternalizzare parte del servicing sulle sofferenze e a permettere una gestione attiva degli Utp, con l’obiettivo di valorizzare le posizioni ancora potenzialmente in bonis.
In via di definizione è anche la mole di Npl e incagli che saranno gestiti direttamente da Sga, affiancato dagli advisor di Kpmg e dello studio legale Rcc, e quelli che invece saranno gestiti all’esterno tramite servicer. Secondo indiscrezioni dovrebbero infatti essere affidati all’esterno circa la metà dei 18 miliardi di inadempienze. Probabilmente Sga potrebbe gestire le posizioni maggiori, mentre i servicer quelle di minore entità.
In vista della ufficializzazione del trasferimento, si stanno preparando due processi paralleli. Il portafoglio complessivo di crediti che verranno trasferiti dovrebbe essere infatti attorno ai 18 miliardi, ma una parte di questi (circa 4 miliardi) è già stato cartolarizzato prima che venisse avviata la liquidazione delle due banche. Così sarebbero in corso due processi collegati: quello fissato da Sga per scegliere i servicer per la gestione dei crediti problematici e un altro organizzato da Fonspa per gestire il sottostante delle cartolarizzazioni.
Il 29 dicembre scorso la Sga ha infatti avviato il «beauty contest» con il quale sceglierà gli special servicer per la gestione del pacchetto di Npl di piccole dimensioni. Allo stesso tempo la prossima settimana Fonspa, che è master servicer delle cartolarizzazioni, farà il punto per la scelta dei special servicer del sottostante dell’emissione. In corsa, in entrambi i processi, ci sarebbero i maggiori servicer italiani tra i quali Prelios, Italfondiario e Cerved, ma anche Banca Finint, ben collegata al territorio veneto.
Nel frattempo sarebbe stato ormai firmato l’accordo con Intesa Sanpaolo che prevede il trasferimento di una struttura di poco meno di 70 persone alla società del Tesoro. I sindacati sono stati avvertiti settimana scorsa.
C’è da dire che le due banche in liquidazione lavorano l’80 per cento in Veneto ed è dunque spiegabile la volontà di mantenere due sedi di Sga proprio nel Nord Est, con la creazione di due uffici nelle ex sedi centrali di Vicenza e Montebelluna, mentre il coordinamento sarà comunque a Milano.
Inoltre Intesa Sanpaolo dovrebbe gestire circa 4 miliardi di crediti a rischio (ma in bonis) che, in un primo momento, dovevano essere oggetto di trasferimento alle liquidazioni. La banca guidata da Carlo Messina dovrebbe infatti continuare a gestirli, pur mantenendo le garanzie statali e il diritto a restituirli entro 3 anni, nel caso la gestione si rivelasse complessa.

Carlo Festa

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