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Vicenza-Veneto, servono 3,5 miliardi

«L’amministratore delegato ci ha parlato un’ora per convincerci a non dire nulla». E’ l’unico commento che Gianni Mion, presidente della Popolare di Vicenza, rilascia al termine del consiglio di amministrazione che si è svolto ieri mattina a Milano. L’amministratore delegato Fabrizio Viola era collegato in video-conferenza da Roma, dove nel primo pomeriggio si sarebbe tenuto il consiglio di Veneto Banca, di cui presiede del Comitato strategico. Anche lì, nessun commento. Dunque, bocche cucite sul piano industriale e la bozza di fusione che ieri i consiglieri dei due istituti veneti hanno potuto discutere. Oggi il piano sarà presentato a Francoforte, ma già ieri a Roma Viola e il dg di Montebelluna Cristiano Carrus hanno avuto l’occasione di incontrare la responsabile della vigilanza della Bce Danièle Nouy, che era in Bankitalia per incontrare i vertici della banche vigilate. Il documento sul futuro delle venete è stato anche presentato al ministero dell’Economia. Altro punto fondamentale in discussione con il Tesoro – sempre per ottemperare alle richieste di Francoforte – è quello della garanzia che lo Stato concederà sui nuovi bond che PopVi e Veneto Banca emetteranno per la liquidità.

Il piano industriale, oltre alla fusione, prevede anche un nuovo aumento di capitale. L’importo oscilla intorno ai 3,5 miliardi di euro, di cui il fondo Atlante (che ha salvato le banche nel maggio scorso con una ricapitalizzazione da 2,5 miliardi) ha già versato 938 milioni. Il piano prevede anche lo scorporo dei crediti deteriorati, complessivamente oltre 8 miliardi, e un taglio dei costi. Informazioni più precise sull’ammontare potrebbero arrivare già nei prossimi giorni, dopo l’approvazione dei conti del 2016 delle due banche, che non si annunciano positivi, dopo il miliardo di perdita già registrata nella semestrale. Si dovrà poi capire se il mercato sarà disposto a investire sul futuro della nuova banca, sottoscrivendo parte dell’aumento, e a questo scopo un cardine fondamentale sarà il successo della transazione che le banche venete hanno offerto ai soci storici, proponendo un rimborso nell’ordine del 15% dopo l’azzeramento del valore delle azioni con l’ingresso di Atlante. Se l’aumento privato non andrà a buon fine le due ex Popolari dovranno accedere al decreto Salva-banche varato dal governo a fine 2016.

A fronte di tutte queste caselle da comporre, bisognerà capire anche le future mosse del fondo Atlante, intenzionato a mantenere la maggioranza per tutelare l’investimento fatto finora. Il revisore Deloitte ha indicato in 850 milioni di euro (24%) il taglio da apportare al Nav

Fausta Chiesa

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