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Vicenza e Veneta, la fusione all’esame Bce

La fusione, asse portante del piano industriale. L’aumento di capitale. E il bond per la liquidità. Il futuro delle banche venete salvate a maggio del 2016 dal fondo Atlante comincia oggi. I consigli di amministrazione di Veneto Banca e della Popolare di Vicenza sono convocati a Roma, in quanto è nella capitale che i vertici dei due istituti avranno un incontro al ministero dell’Economia, propeduetico per la presentazione dei piani alla Bce domani.

Dunque, molta carne al fuoco. All’ordine del giorno dei consigli c’è la discussione del progetto di integrazione (nessun numero è trapelato finora, ma i sindacati hanno già detto che non accetteranno licenziamenti) e del piano industriale, ma anche il lancio di un bond garantito dallo Stato sulla falsariga di quanto già avvenuto con Mps per recuperare liquidità. I consiglieri faranno anche una stima del nuovo fabbisogno di capitale che si potrebbe generare dalla svalutazione e dallo scorporo dei crediti deteriorati (circa 4,6 miliardi le sofferenze di Pop Vicenza, 3,8 miliardi per Veneto Banca), da cedere verosimilmente al fondo Atlante gestito da Quaestio sgr, che è azionista al 98% dei due istituti e che ha appena comprato 2,2 miliardi di euro di sofferenze delle tre good bank rilevate da Ubi a un valore del 32-33% rispetto al nominale.

Altro argomento sarà la ricapitalizzazione, da attuare prima della fusione. I rumors parlano di 2,5 miliardi, cifra che potrebbe salire a tre. Quasi un miliardo è già stato messo dal Atlante, che il 5 gennaio ha versato 632 milioni nelle casse di Montebelluna e 310 in quelle della vicentina in «conto futuro aumento di capitale», e che andrebbe ad aggiungersi agli altri 3,5 già dati con il salvataggio del maggio 2016. La prima strada che sarà tentata è quella dell’aumento di capitale privato, da offrire sul mercato. Per presentarsi senza il fardello di una mole di litigation , fondamentale è il successo dell’offerta di transazione ai vecchi soci, che scade a metà marzo. Circa un quarto dei soci ha già accettato il ristoro pari al 15% del prezzo pagato, ma l’obiettivo è l’80 per cento. Se l’aumento di capitale privato non andrà a buon fine le venete dovranno, come Mps, accedere alla ricapitalizzazione precauzionale sfruttando il decreto Salvabanche (20 miliardi in totale).

I capi azienda — Fabrizio Viola per Vicenza e Cristiano Carrus per Montebelluna — hanno lavorato intensamente per mettere il piano industriale, che sarà presentato alla Bce domani, quando i vertici si recheranno a Francoforte per presentare alla vigilanza della Banca centrale europea su quali basi potrà reggersi il futuro dei due istituti. In Bce si parlerà di sofferenze per riportare l’Npl ratio nella norma. A tal fine, si parla di un possibile scorporo di 9 miliardi di euro di sofferenze lorde e della cessione da parte dei due istituti della quota pari al 40% che detengono in Arca sgr .

Fausta Chiesa

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