Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Vicenza scommette sull’industria 4.0

Vicenza città produttiva e silenziosa, Vicenza città meccanica, Vicenza dall’altissimo rapporto aziende-imprese – prima della crisi c’era un’azienda ogni 10 abitanti, oggi una ogni 12 -, Vicenza che esporta più del 95% della propria produzione. Vicenza città tra le prime cinque d’Italia per produzione di Pil, ma che non è più quella di dieci o vent’anni fa. Qualcosa è cambiato, qualcosa si è rotto. Dopo gli anni della crisi, che hanno afflitto tutto il tessuto economico e hanno imposto un profondo cambiamento, l’ultimo anno è stato pesante e doloroso come una frana: la debàcle della Banca Popolare di Vicenza non ha solo mandato in rovina i risparmi di 118mila azionisti, ma ha anche minato le basi della stabilità economica dell’intera provincia.
Erano tutti nella basilica Palladiana, ieri, i protagonisti dell’economia vicentina. Piccoli, medi e grandi imprenditori riuniti per ascoltare le parole del nuovo presidente della Confindustria locale, Luciano Vescovi, nella assemblea annuale. «Se dovessi interpretare i sentimenti miei e di molti dei presenti – ha esordito Vescovi – dovrei parlare solo della tragedia delle banche venete, della voglia di mandare al diavolo un Paese che sentono ostile, vendendo tutto e lasciando alla burocrazia dello Stato il compito di creare lavoro vero, se ne fosse capace», anticipando, in poche frasi, l’intera sostanza del suo discorso, ovvero la consapevolezza del clima di rabbia che vige in città, il rischio che le aziende se ne vadano all’estero, cedute a fondi finaziari o a concorrenti, un sentiment di ostilità nei confronti di un governo centrale che non si decide ad affrontare i temi del fisco, della burocrazia, della tassazione. «Gli imprenditori non vogliono regali, non vogliono leggi speciali – dice Vescovi -. chiedono solo che, finalmente, il sistema Paese, chi fa le leggi e chi le applica la smetta di considerarci vacche da mungere e ci consideri invece un’importante risorsa per il Paese, da sostenere nell’interesse di tutti i cittadini». E ancora: «Se la politica non riesce a cambiare rotta rispetto al modello degli interventi a pioggia differenziati, dei tagli lineari, dela burocrazia dilagante, delle tasse sul lavoro, il risultato è che la passione con cui lavoriamo si perde. E il risultato sarà la vendita delle nostre aziende al mondo della finanza internazionale».
«Confindustria combatterà contro ogni spiraglio di cultura antindustriale», lo segue il presidente nazionale degli Imprenditori Vincenzo Boccia, presente all’assise, che prima di cominciare il suo intervento ha chiesto di «rivolgere un pensiero a Vittorio Merloni. Uno di noi», e la platea si è alzata in piedi in un lungo applauso. «L’impresa – continua Boccia – non chiede scambi alla politica, chiede più attenzione alla produttività, alla questione energetica, a quella fiscale, al nodo delle dotazioni infrastrutturali». In questo contesto, Boccia ha ripetuto a Vicenza nel pomeriggio quel che aveva detto al mattino all’assemblea di Assocarta: dai ballottaggi arriva «un orientamento per continuare sulla stagione delle riforme economiche perché il grande nemico da combattere è l’assenza della crescita sia in Italia che in Europa».
Non elude la questione delle banche, il presidente di Confindustria Vicenza Vescovi, ma anzi, detta delle direttive ben precise (si veda pezzo in pagina). Né si sottrae dal dire che la manifattura si sta trasformando velocemente e che bisogna essere pronti alla Fabbrica 4.0: «Siamo leader sul tema dell’internazionalizzazione delle imprese e investiremo sempre di più anche in questa direzione. Oggi la crescita dimensionale e lo sviluppo delle aziende nei mercati esteri è l’unica strada per sopravvivere». Ecco allora la contestualizzazione del titolo dell’assemblea di ieri, “Il settimo continente”, ovvero quello virtuale formato da tutti i Paesi in trasformazione, dall’Iran alla Turchia, dagli Stati Uniti ai Brics, dalla Libia all’Africa all’Europa (con il rischio Brexit sullo sfondo), accomunati da instabilità che però può divenire opportu nità.
«L’Europa che vogliamo non deve essere dogmatica – specifica Boccia – e in questo contesto il ruolo dell’Italia è di ponte fondamentale tra Europa e Mediterraneo, penso ai migranti. Le nostre imprese l’hanno capito e il Veneto è d’esempio. Per quanto riguarda Brexit, non è auspicabile che la Gran Bretagna esca dall’Europa, sarebbe un danno prima di tutto per il Paese inglese ma anche per tutti noi».
Un ultimo cenno Vescovi lo riserva alle relazioni industriali, spingendo sulla contrattazione di secondo livello. «Il rinnovo del modello contrattuale non è più una scelta – dice – è un obbligo per il sistema Italia. La possibilità di definire le regole generali e i livelli minimi contrattuali a Roma, demandando a livello aziendale la negoziazione dei premi, magari accompagnata da una logica deconstributiva , è un must oggi». «Il fatto che ci sia ancora una eccessiva centalità del contratto nazionale – aggiunge Vescovi – è un macigno che continua ad impedire di porre le basi di un sistema innovativo di relazioni industriali che tenga veramente conto della differenza tra azienda e azienda e lavoratore e lavoratore». «Da tempo chiediamo la detassazione dei premi di produzione – conclude Boccia -; le relazioni industriali diventino un fattore di competitività per le imprese. Potremmo diventare il primo Paese imprenditoriale al mondo, con un’industria che scambia salari con produttività».

Katy Mandurino

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Meno vincoli della privacy per l’utilizzo delle nuove tecnologie in chiave antievasione. La deleg...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il green pass diventa obbligatorio per quasi 20 milioni di lavoratori. Da metà ottobre per acceder...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ha preso il via il digital tour di Imprese vincenti 2021, il programma di Intesa Sanpaolo per la va...

Oggi sulla stampa