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Vicenza rilancia le nozze

Torna prepotentemente alla ribalta il progetto di fusione tra la Popolare di Vicenza e Veneto banca, entrambe controllate dal Fondo Atlante. Gianni Mion e Francesco Iorio, rispettivamente presidente e a.d. dell’istituto vicentino, hanno aperto al matrimonio fra le due ex popolari. «Auspichiamo forme di collaborazione con Veneto banca le più profonde possibile, sia in termini di sinergie di ricavo, sia di costo», ha sottolineato Iorio, aggiungendo che le nozze sono tutt’altro che escluse.

Più nel dettaglio è entrato Mion, rilevando che l’aggregazione andava portata a termine «già alcuni anni addietro: la strada della fusione e del ripensamento della banca del Veneto è importante, bisognerà vedere in che modo», ha spiegato.
Se invece ci saranno delle soluzioni migliori, ben vengano, ma per il momento non ho consapevolezza che ci sia alcuna manifestazione di interesse». Di fatto, al momento non ci sono investitori terzi potenzialmente interessati all’istituto.

Nel frattempo Bpvi si appresta a varare un aggiornamento del piano industriale che vedrà la luce nel giro di qualche settimana, in linea di principio nella prima metà di ottobre. Un documento che si annuncia più pesante del precedente in termini di riduzione dell’organico. «Credo», ha spiegato Iorio, «che i 550 esuberi previsti nell’attuale piano non saranno sufficienti». Il piano valuterà diverse opzioni strategiche, sia in ottica stand-alone sia nell’ambito di eventuali processi di aggregazione, e punterà a un rapporto costi-ricavi sostenibile nel tempo, oltre a valutare ogni opzione per il tema dei crediti deteriorati. Il piano «si baserà su tre pilastri: riduzione del costo del credito, miglioramento del cost income e pieno rilancio commerciale per recuperare il rapporto fiduciario con il territorio di riferimento».

Intanto la Popolare di Vicenza ha chiuso il primo semestre con una perdita netta di 795 milioni di euro, in miglioramento rispetto al rosso di 1,05 miliardi dello stesso periodo del 2015. Sul risultato hanno pesato gli incrementi del livello di copertura dei crediti, gli effetti connessi al recesso da parte di Cattolica assicurazioni dalla partnership con la banca e l’aumento dei fondi stanziati per i rischi da litigation. Al netto di queste voci il passivo ammonta a 85 milioni. A proposito di Cattolica, Iorio si è detto disponibile al confronto: «Non vogliamo andare a una litigation frontale con loro».

Il margine di interesse è sceso del 23,6% a 196,6 milioni e le commissioni nette sono state di 122,3 mln (170,1 mln). Gli impieghi netti verso la clientela sono calati del 7,2% a 23,367 miliardi. I crediti deteriorati lordi si sono attestati a 9,394 mld (+4,8%). Le sofferenze sono cresciute del 5,5%. Si è inoltre verificato un incremento del numero di reclami e contenziosi promossi dalla clientela, riguardanti l’operatività in azioni della banca, a quota 6.936 dai 2.919 di fine 2015.

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