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Vicenza, maxi-rettifiche prima dell’aumento

La Banca Popolare di Vicenza accoglie le novità in arrivo dalla Bce in un clima attendista. I cambiamenti e gli stravolgimenti che hanno interessato l’istituto – dalle ispezioni della banca centrale europea al decreto del Governo sulla trasformazione delle popolari in spa, dalla pesante svalutazione delle azioni con conseguente malumore dei soci agli annunci sugli aumenti di capitale da 1,5 miliardi (ancora da realizzare), alla defenestrazione del direttore generale Samuele Sorato – e che hanno portato lo scorso giugno all’arrivo di Francesco Iorio in qualità di amministratore delegato direttamente da Ubi, sembrano non finire mai. 
Nei tre mesi appena trascorsi Iorio ha messo in sicurezza i conti e impostato il risanamento della banca, ma sull’istituto continuano a pesare perdite vertiginose. Popolare di Vicenza esce infatti da una semestrale che ha registrato un risultato netto negativo pari a -1.053 milioni di euro, in massima parte conseguente al deterioramento sugli avviamenti (269 milioni di euro, con impatto neutro sui ratios patrimoniali) relativi alle acquisizioni passate; a un incremento dei livelli complessivi di copertura, con rettifiche di valore su crediti pari a 703 milioni di euro; a rettifiche di valore nette delle attività finanziarie disponibili per la vendita e partecipazioni per 119,3 milioni di euro; ad accantonamenti ai fondi per rischi ed oneri per 380,1 milioni di euro, principalmente riferibili agli stanziamenti effettuati a fronte degli esiti della recente ispezione della Bce sul capitale sociale e della successiva attività di ricognizione degli assetti patrimoniali della Banca svolta dal management. I conti in rosso e la caduta dell’indice patrimoniale impongono un (già approvato) aumento di capitale da 1,5 miliardi con la necessaria e contestuale quotazione in Borsa, che presumibilmente avverrà entro i primi mesi del 2016, per poter raccogliere liquidità e poter riportare i ratio patrimoniali sopra le richieste della Vigilanza.
Per questo l’autunno sarà il periodo decisivo in cui la banca approverà definitivamente (entro settembre) un nuovo piano industriale 2015-20. Le linee guida prevedono una semplificazione della struttura operativa e una maggiore focalizzazione sull’attività tradizionale. Già nella semestrale, in sintonia con gli input di Francoforte, la banca ha avviato una revisione approfondita della qualità degli asset. Mentre tra novembre e dicembre è prevista l’assemblea che dovrà sancire la trasformazione in Spa. In quell’occasione potrebbe esserci l’uscita di scena del presidente Gianni Zonin, le cui cariche dovrebbero limitarsi alla presidenza della Fondazione bancaria che sarà creata. Intanto, sabato scorso a Vicenza Iorio ha voluto incontrare in una affollata convention tutti i dirigenti di filiale, con l’obiettivo di rimettere in moto la rete territoriale e imprimere un senso di fiducia (nonostante lo stesso ad abbia confermato i 300 esuberi e le 150 filiali da chiudere).

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