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Vicenza lancia l’Opa su Banca Etruria

Un assegno da 217 milioni, pari a un premio del 25,8% sui valori di Borsa: è questa l’offerta pubblica di acquisto che ieri Banca Popolare di Vicenza si è detta pronta a lanciare su Banca Etruria.
I dettagli dell’operazione
Dopo un mese e mezzo di trattativa in esclusiva, mercoledì sera la banca veneta ha alzato il velo sulla proposta vincolante che potrebbe permetterle di mettere le mani sulla banca toscana. L’Offerta pubblica d’acquisto (Opa) di BpVi prevede il pagamento di un euro per azione di Banca Etruria, «da pagarsi in denaro con ricorso ai mezzi propri», come si legge in una nota di Vicenza. Il premio implicito rispetto al prezzo ufficiale del 27 maggio (pari a 0,7949 euro) è dunque del 25,8%. Per effetto dell’offerta, che è stata comunicata al mercato ieri mattina, il titolo Banca Etruria è schizzato, tendendo ad allinearsi al valore proposto: a fine seduta, il rialzo ieri è stato del 19,35%, con una chiusura a 0,93 euro. Intensi i volumi, con 35,6 milioni di pezzi passati di mano e pari a oltre dieci volte la media giornaliera dell’ultimo mese.
Vicenza, che intende chiudere l’operazione entro l’anno, ha subordinato l’Opa amichevole a tre condizioni. La prima è di rastrellare il 90% della banca popolare toscana così da delistare la società dalla Borsa (fatta salva la possibilità per Vicenza di rinunciarvi). La seconda è che Etruria si trasformi da cooperativa a società per azioni. La terza è che, nel frattempo, non intervenga alcun evento straordinario negativo in capo all’azienda target. BpVi, istituto non quotato compreso nella lista delle 15 banche che entreranno a fine anno sotto la Vigilanza della Bce, è oggi l’unico offerente per la banca toscana che, da parte sua, è chiamata da Bankitalia a fondersi con un «istituto di elevato standing» per far fronte a un monte di crediti deteriorati pari al 30% del portafoglio.
Lo scenario
Ora la palla passa però al Cda toscano, che ha tempo fino al 12 aprile per approvare o rigettare l’offerta. Già oggi ad Arezzo si terrà un Cda che inizierà ad esaminare i dettagli del piano. Il management di Etruria in un comunicato diffuso ieri ha confermato di aver ricevuto la proposta dei vicentini e ha sottolineato che il tutto «sarà oggetto di opportune valutazioni da parte del Cda in occasione di prossime riunioni». Solo se dal board aretino dovesse dare un parere positivo all’Opa (Zonin ha sottolineato di non voler fare «scalate ostili, tanto meno sulle consorelle popolari»), Vicenza procederà, previa autorizzazione di Bankitalia, a raccogliere le adesioni dei soci all’offerta. A quanto si apprende da fonti vicine alla banca veneta, che nel frattempo è impegnata in un aumento di capitale da un miliardo, cui si aggiunge l’emissione di un soft mandatory da un altro miliardo) l’intera offerta ai soci potrebbe scattare dopo settembre. Dopodichè, qualora fosse raggiunto il 90% di adesioni (o comunque un livello giudicato congruo da Vicenza) la palla passerebbe all’assemblea dei soci che, secondo le richieste di Vicenza, deve approvare la trasformazione da cooperativa a Spa, aspetto cui è subordinata l’intera operazione.
I nodi da sciogliere
Un passaggio, quest’ultimo, di non poco conto: da tempo sul territorio toscano circolano timori sulle conseguenze di un’operazione che getterebbe un ponte tra i due principali distretti orafi del paese, Vicenza e Arezzo, con quest’ultima città che teme di rimanere sacrificata. Non è un caso che ieri proprio il sindaco di Arezzo, Giuseppe Fanfani, si sia schierato a difesa dell’autonomia della banca. «Banca Etruria non si tocca. Non può diventare una filiale della Banca Popolare di Vicenza: sarebbe un danno irreparabile per la nostra economia», ha detto il sindaco che ha invitato l’intero territorio a «dire no» all’offerta della Vicenza.
La banca guidata da Gianni Zonin, che nell’operazione è assistita da Mediobanca, ha provato a gettare acqua sul fuoco sulle polemiche. Dal punto di vista industriale, Vicenza intende fare di Etruria «il principale presidio del gruppo nelle regioni dell’Italia centrale». L’integrazione, si legge nel comunicato, «si baserebbe sulla condizione del principio cardine della rispettiva mission» che è rappresentato dal fatto di essere «banche del territorio e dalla logica di servizio alle economie locali» con l’obiettivo di «mantenere i livelli occupazionali».

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