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Vicenza, l’addio di Zonin, si dimette dopo 32 anni

MILANO Gianni Zonin non è più il presidente della Banca Popolare di Vicenza. Dopo 32 anni nel consiglio di amministrazione dell’istituto berico, più di 19 dei quali da numero uno, Zonin è uscito ieri pomeriggio dal palazzo di viale Battaglione Framarin, lasciando il suo incarico nelle mani del vicepresidente nazionale di Confindustria, Stefano Dolcetta. Nell’ideale scambio di testimone, la banca passa dalle mani di uno dei maggiori industriali del vino a livello europeo, all’inventore della moderna Fiamm, la fabbrica di accumulatori di Montecchio Maggiore, nella quale entrò nel 1974.
Per la Popolare di Vicenza è il momento della definitiva chiusura con gli uomini del passato, in attesa che la giustizia compia il proprio percorso. Zonin infatti è indagato, assieme all’ex amministratore delegato Samuele Sorato e ad altri consiglieri, dal 22 settembre scorso, dopo l’aumento di capitale dell’agosto 2014. Sotto la lente dei magistrati le operazioni di finanziamento a favore di alcuni soci per 974 milioni di euro, i diversi impegni al riacquisto dei titoli a prezzo pieno da parte della banca e le modalità con cui è stato fissato il prezzo dei titoli stessi: l’azione, non quotata, venne infatti collocata in aumento al prezzo pieno di 62,5 euro, per poi scendere, nelle valutazioni di parte, a 48 euro, solamente sei mesi dopo, nel febbraio di quest’anno.
Zonin, 77 anni, esce di scena nel momento più difficile della «sua» banca. Sarebbe però ingeneroso non ricordare come la Popolare di Vicenza al momento dell’elezione di Zonin alla presidenza, nel 1996, era poco più di una banca interprovinciale ed è diventata, con lui alla guida, uno dei primi istituti nazionali, con oltre 700 sportelli e una presenza importante non solo a Nordest ma anche in Toscana (CariPrato) e in Sicilia (Banca Nuova).
Negli anni però i parametri di riferimento sono cambiati e oggi – con l’avvento dell’Unione bancaria europea e, a livello nazionale, l’entrata in vigore della legge che impone la trasformazione in società per azioni delle banche popolari di maggiore dimensione – il tempo di Zonin si era già concluso. La Vicenza ha infatti davanti a sé un percorso tutto ad ostacoli al quale non può più sottrarsi. Nei prossimi sei mesi il neopresidente Dolcetta, 66 anni e l’amministratore delegato Francesco Iorio, in sella da giugno, dovranno condurre la banca cooperativa alla trasformazione in Spa e a realizzare un aumento di capitale, contestuale alla quotazione in Borsa, da 1,5 miliardi di euro, che si realizzeranno proprio nel centocinquantesimo anniversario della fondazione. Un’operazione che si annuncia molto dolorosa per i soci più piccoli, benché interamente garantita da Unicredit.
Nelle parole dell’addio, Zonin ha sottolineato i legami della Popolare di Vicenza con il proprio territorio, «cui, mi auguro, rimarrà legata per sempre». E ha evidenziato come «oggi è possibile per me fare un passo indietro perché lascio la banca in mani serie ed affidabili, innanzitutto quelle del consigliere delegato Francesco Iorio, che sta realizzando con rigore e straordinaria capacità quel disegno a medio termine che porterà la banca a diventare un imprescindibile soggetto economico, finanziario e sociale per il Nordest e per tutto il nostro Paese». Mentre Dolcetta «saprà essere, oltre che l’imprenditore serio e capace che tutti conosciamo, il punto di garanzia e di rappresentanza istituzionale per i soci, i clienti e i dipendenti». Dolcetta, nelle prime parole da presidente, dopo i ringraziamenti di rito, ha richiamato il concetto di trasparenza: nei confronti delle istituzioni, dei soci e dei clienti. I soci e i clienti dovranno essere «i primi alleati della banca». Per questo si impone una netta discontinuità col passato.

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