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Vicenza, la Vigilanza chiede una nuova agenda

Il capitale, i crediti, la governance. Venerdì il cda della Popolare di Vicenza ha deciso la nomina di Francesco Iorio, che il primo giugno prenderà ufficialmente servizio nella sede di Via Battaglione Framarin. Ma la road map del nuovo consigliere delegato in arrivo da Ubi è già tracciata, in settimana sarà oggetto di nuovi incontri tra Via Nazionale e Francoforte, e – soprattutto – potrebbe essere destinata a rimescolare almeno in parte l’agenda che si era data la banca nei mesi scorsi. In questa direzione, per lo meno, andrebbero le istanze della Vigilanza – Bankitalia ma anche Bce, sempre più coinvolta sui singoli dossier – che ha espressamente richiesto segnali forti sui punti ritenuti al momento più deboli della banca. Anche per questo, si apprende da fonti vicine alle authority, sarebbe stata rifiutata la candidatura di Divo Gronchi: a Francoforte non piacciono i banchieri ‘di ritorno’, e così – più che per questioni anagrafiche – a Gronchi sarebbe stato preferito il profilo di un manager in discontinuità con il passato, giovane sì ma al tempo stesso reduce da esperienze – per di più in banche popolari – che l’hanno visto protagonista di veloci turn-around. Iorio, classe 1968 e originario di Sora (città natale di un altro celebre banchiere, Carlo Salvatori), nei suoi 13 anni di Ubi è stato particolarmente apprezzato in particolare per il lavoro condotto sulla Popolare Commercio e Industria, al centro di un rapido ed efficace risanamento sul fronte dei crediti, tanto da essere diventata uno dei benchmark dentro alla superpopolare federale con sede a Bergamo. La Vigilanza pare non aver dimenticato il lavoro condotto nella controllata Ubi, e di fatto avrebbe chiesto a Iorio di muoversi con le stesse modalità a Vicenza: revisione severa del portafoglio crediti senza però chiudere gli orecchi alle istanze del territorio, fondamentali per una banca così radicata nella sua area di riferimento, sia tra le famiglie che le imprese. In parallelo, il lavoro sulla prima linea del management e sul capitale: quest’ultimo, come noto, è il primo punto all’attenzione di Francoforte per tutte le sue 120 banche vigilate dirette, e per quanto riguarda Vicenza in Bce si ricorda che attualmente il cda ha già ricevuto la delega dall’assemblea per un nuovo aumento da un miliardo; si vedrà, al termine della revisione sui crediti, se si renderà necessario esercitarla.
Un dato è certo: la road map affidata a Francesco Iorio, perfettamente condivisa non solo con la Vigilanza ma naturalmente anche con il presidente Gianni Zonin e l’intero consiglio, chiederà di agire in tempi rapidi. Perché solo facendo chiarezza su crediti e capitale si potrà tornare a parlare di spa, aggregazioni e della Borsa: a differenza del suo predecessore, Iorio ha ricevuto anche la delega alle operazioni straordinarie, ma l’impressione è che nulla si muoverà finché non si creino le premesse per operazioni in grado di generare valore. Perché Popolare Vicenza, come si è ribadito non solo nelle ultime (numerose) riunioni del cda, ma anche a Roma e Francoforte, vuole continuare a essere artefice del proprio destino. A costo di spostare in avanti di qualche mese la trasformazione in Spa così come il capitolo M&A, su cui Mediobanca rimane advisor fidato.

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