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A Vicenza inizia l’era Atlante «Un matrimonio per l’Ipo»

Un percorso di risanamento che durerà «molti anni» e dovrà passare dalla necessaria revisione del piano industriale messo a punto soltanto pochi mesi fa e dalla ricerca del giusto partner per un «matrimonio» che possa magari riaprire all’istituto le porte della Borsa, dopo la fallita quotazione della scorsa primavera. È già ricca di impegni l’agenda del nuovo cda della Banca Popolare di Vicenza, la cui elezione ieri da parte dell’assemblea degli azionisti ha sancito formalmente l’inizio della nuova era sotto le insegne del Fondo Atlante. Vista la composizione dell’azionariato (Atlante ha il 99,33% dopo aver sottoscritto interamente l’aumento di capitale da 1,5 miliardi) l’esito del voto assembleare è stato, come previsto, plebiscitario: la lista presentata da Quaestio Sgr e guidata dal presidente in pectore Gianni Mion ha ottenuto il voto favorevole del 99,99% del capitale presente. Confermati l’a.d. Francesco Iorio e il consigliere Alessandro Pansa, mentre fanno il loro ingresso nel board, oltre a Mion, Salvatore Bragantini (che sarà vice presidente), Niccolò Abriani, Luigi Arturo Bianchi, Marco Bolgiani, Carlo Carraro, Rosa Cipriotti, Massimo Ferrari e Francesco Micheli.
Dopo l’assemblea è toccato allo stesso Mion sottolineare che per il rilancio della banca ci vorrà «molto tempo». «Bisogna avere pazienza – ha spiegato in conferenza stampa – il management è molto buono, ma bisognerà non avere grandissime aspettative nel breve periodo. Il territorio è fantastico, non solo quello del Nord Est ma tutti i territori in cui la banca è presente, ma come in tutte le aziende in ristrutturazione bisognerà mantenere la calma e non fare passi troppo lunghi per le proprie forze. E soprattutto – ha aggiunto – non fare promesse senza essere sicuri di poterle mantenere perché la delusione sarebbe devastante». Mion è infatti ben consapevole che il tema reputazionale è di vitale importanza per una banca che deve riconquistare la fiducia di soci e clienti e anche per questo, ha ammesso, il nuovo Cda potrà valutare di cambiare nome all’istituto. «Però più ci penso e più mi rendo conto che bisogna tenere presente che è un nome che ha fatto la storia di Vicenza per 150 anni – ha notato – Sarà una cosa da considerare e bisogna valutare se nella storia e nell’anima di ogni famiglia questo nome non sia invece radicato». Sul piano operativo, Iorio ha annunciato che la Popolare vicentina dovrà «sicuramente» rivedere il piano industriale, soprattutto dal punto di vista dell’andamento dei ricavi (mentre su costi e qualità del credito è «in vantaggio»). Se infatti è vero che oggi la liquidità non è più un problema e, anzi, in giugno la raccolta «è in crescita», non si può dimenticare che «la caduta registrata da inizio anno a metà maggio» ha imposto un freno all’attività commerciale. E del resto, ha aggiunto Iorio, è giusto che sia il nuovo cda «a valutare a 360 gradi in quale porto la banca dovrà essere portata nel medio periodo», disegnando i contorni dello sviluppo strategico dell’istituto. Il rilancio non potrà poi prescindere da una riduzione dello stock di crediti deteriorati: sul tema, Iorio – pur chiarendo di non avere notizie di trattative in corso – ha ammesso che «Atlante è una controparte molto qualificata che ha anche, e forse soprattutto, questa mission», lasciando intendere la possibilità di intavolare con il Fondo una trattativa sull’argomento. Sullo sfondo resta poi la ricerca di un partner. Iorio ha chiarito di non essere a conoscenza di interessamenti di fondi di investimento o di altri soggetti, puntualizzando che «se per il mercato era difficile avvicinarsi a questa banca un mese fa credo lo sia ancora di più adesso» e ribadendo quindi che la priorità, così come sottolineato dal presidente di Quaestio, Alessandro Penati, nella lettera indirizzata ai soci e letta in assemblea, è in primo luogo avviare il necessario risanamento per «rendere la banca più appetibile dal mercato». Il tema però è solo rinviato: Mion ha infatti ricordato che Atlante «non è eterno ed è destinato a uscire» e che quindi «il compito del Cda, guidato dall’a.d., sarà quello di trovare un matrimonio perché senza questo matrimonio il percorso sarebbe difficile». Mion ha tracciato anche l’identikit del possibile partner: «La cosa migliore – ha spiegato – sarebbe se ci fosse un socio interessato al territorio e a far tornare l’istituto a essere la banca che questo territorio merita. Potrebbe essere italiano o estero, ma l’importante è che sia orientato al lungo termine». Parlando con i giornalisti al termine dell’assemblea, i nuovi vertici hanno poi alzato il velo sui rispettivi compensi. Mion riceverà 400mila euro lordi l’anno, che insieme agli 80mila previsti per ciascun consigliere portano a un ammontare cumulato per il cda dimezzato rispetto al board precedente. Iorio, da parte sua, manterrà il compenso da direttore generale pari a 1,5 milioni circa: non ha invece emolumenti per il ruolo di a.d. e ha deciso di tagliarsi la potenziale buonuscita, «che nei tre anni previsti di permanenza nella banca si azzererà».

Paolo Paronetto

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