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«Vicenza in utile per oltre 200 milioni nel 2018»

La Banca Popolare di Vicenza volta pagina dopo il disastro degli ultimi 18 mesi, dove ha cumulato ben 1,8 miliardi di perdite nette e avvia il nuovo corso. Lo fa con il piano industriale 2015-2020 predisposto dal nuovo ad Francesco Iorio approvato all’unanimità dal Cda e presentato ieri. Il piano prevede un utile superiore a 200 milioni nel 2018 e superiore a 330 milioni nel 2020, con un Rote superiore all’8,5%, un cost/income al 2020 inferiore al 50% e un Cet1 al 12,4%. Per Iorio che ha sottolineato il ritorno previsto all’utile già il prossimo anno, la Vicenza sarà alla fine del percorso « una delle banche più patrimonializzate, una volta realizzato l’aumento di capitale fino a 1,5 miliardi, del sistema bancario italiano». Queste le linee guida che dovrebbero traghettare l’istituto fuori definitivamente dalla crisi in cui è finita. Essenziale ovviamente sarà l’aumento di capitale da 1,5 miliardi da effettuarsi entro aprile del 2016 e che ripristinerà i coefficienti patrimoniali oggi deficitari con il Cet1 sceso al 6,8%. La nuova richiesta di capitali, dopo gli aumenti da 1,2 miliardi degli anni passati bruciati del tutto dalle perdite miliardarie, è l’asse portante per restituire solidità patrimoniale. Iorio si augura che «gli attuali soci possano essere convinti del valore della banca e sottoscrivano il nuovo aumento». Ma in ogni caso quella nuova richiesta di mezzi freschi è di fatto già blindata grazie a un accordo di garanzia con UniCredit. Sempre entro aprile 2016 è prevista la trasformazione in Spa propedeutica allo sbarco in Borsa e con essa il rinnovo integrale della governance della banca. La Borsa, più che l’aumento di capitale che vedrà UniCredit farsi garante, sarà lo scoglio più duro per i vecchi azionisti. Quei 48 euro del valore attuale dell’azione, già svalutata del 23% ad aprile di quest’anno, subiranno come era nelle attese e come questo giornale ha più volte scritto un ulteriore taglio. Lo ha ammesso lo stesso Iorio in conferenza stampa dicendo che «il prezzo delle azioni della banca che sarà determinato in sede di aumento di capitale e di quotazione in Borsa sarà «significativamente più basso» rispetto ai 48 euro attuali. Del resto la banca ora non quotata è valorizzata oltre 1,2 volte il patrimonio netto, quando i multipli di Borsa delle più redditizie banche quotate italiane sono sotto il valore del capitale netto. Quanto al recente passato e all’inchiesta in corso Iorio ha detto che «un’eventuale azione di responsabilità ai danni degli ex manager della Popolare di Vicenza potrà essere fatta soltanto quando avremo un quadro definito, determinato e determinabile». Mentre alla domanda su eventuali dimissioni del presidente indagato Gianni Zonin, Iorio ha rimandato la risposta al diretto interessato. L’ad della banca ha invece aperto un canale con i soci finanziati dalla banca della precedente gestione per comprare azioni:«stiamo contattando quel migliaio di clienti privilegiati dal finanziamento concesso dalla precedente gestione per sottoscrivere gli ultimi aumenti di capitale. L ’obiettivo è «trovare un accordo» e «fissare i criteri entro la fine dell’anno per far rientrare questi investimenti». Tornando al piano e alle prospettive, la redditività sarà ritrovata agendo sia sui costi che sui ricavi. La manovra (inevitabile) sui costi prevede la chiusura di 150 filiali entro il 2016 e la riduzione di organico per circa 600 unità compensate da 200 nuove assunzioni. Il cost/income scenderà sotto il 50% nel 2020. I ricavi totali, sia sulla spinta della crescita del margine d’interesse che delle commissioni nette, vedranno un incremento composto annuo del 3,7%. La spinta decisiva al ritorno all’utile arriverà dalla forte diminuzione delle rettifiche sui crediti malati che scenderanno al 2018 a 190 milioni da oltre 1,5 miliardi spesati tra il 2014 e i primi sei mesi del 2015. La pulizia delle posizioni deteriorate della banca, accumulate nella gestione Zonin e che ha prodotto buona parte delle recenti perdite, è stato lo sforzo maggiore che ha visto impegnato il nuovo ad. Sforzo che permette ora di ripartire con un bilancio ripulito e che promette l’uscita dalle secche dell’istituto.

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