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Vicenza in pressing su Veneto Banca

«Se Veneto Banca non coglie la fusione, è un errore non rimediabile in futuro». Il presidente della Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin aggiunge un’ulteriore tassello alla discussione in atto sul possibile matrimonio tra l’istituto vicentino e la banca di Montebelluna, un tassello che spinge sull’acceleratore e mira a stringere i tempi. Dopo l’apertura totale espressa durante l’assemblea dell’11 aprile, in cui aveva dichiarato: «Auspico che gli amici di Montebelluna raccolgano il nostro invito affinché possiamo fare insieme una grande banca del territorio», Zonin va oltre e, intervistato ieri dalla trasmissione televisiva di Rai2 Duenext, gioca la carta dell’ultimatum: o viene colta l’occasione ora, oppure non se ne fa nulla.

Ma la dichiarazione ha anche un connotato distensivo e dirimente: «La parola più giusta è “aggregazione”, la parola acquisizione non è la parola corretta», ha detto il presidente della popolare di Vicenza, frase che va incontro alla volontà di Veneto Banca di trovare una partnership con cui avere un rapporto paritetico e non sussidiario. È proprio su questo punto che per tutto lo scorso anno si è incagliata la duscussione sulla possibile fusione tra i due istituti: Veneto Banca non ha mai mostrato di gradire un rapporto subordinato in merito alla governance, considerando la consorella vicentina alla pari per dimensione e patrimonio. «Di tutte le Popolari, che erano una decina, nel Veneto siamo rimasti in due – ha proseguito ieri Zonin a margine della trasmissione televisiva – e se fondiamo i due istituti daremo valore al nostro territorio. Possiamo fare una banca sufficientemente grande per affrontare il futuro disegnato dalla Bce». E ancora: «Sono molto a favore della banca del territorio – ha proseguito Zonin – certo non ci sarà più quel contatto banca-clienti che c’è stato finora con le Popolari, ma per le piccole e medie imprese speriamo di trovare una strada che consenta alle banche del territorio che si trasformano in Spa di mantenere quella vicinanza al territorio che non può venire meno».
Atteggiamento propositivo, dunque, strumentale alle esigenze della popolare, che preferisce la connotazione e il rafforzamento territoriale piuttosto che rischiare di essere preda di gruppi più grandi o più lontani nell’identità. E che resta in attesa di un segnale trevigiano. Segnale che non è arrivato né durante l’assemblea di Veneto Banca del 18 aprile, né nei giorni successivi – alla domanda se Veneto Banca avesse in qualche modo risposto al suo appello, Zonin si è limitato a replicare «non ancora». Anzi, il presidente Francesco Favotto ha ribadito, anche due giorni fa a Venezia, in occasione della presentazione del Risk Outlook di Consob, che «il punto cruciale sarà la trasformazione in Spa, poi su quali possano essere gli scenari è tutto ancora in divenire». Su questa vaghezza Zonin ha preferito non commentare limitandosi a rispondere che «non si commentano mai i concorrenti».
Intanto, ieri il presidente di BpVi ha ribadito che non si ricandiderà alla presidenza quando cambierà il sistema e la banca sarà trasformata in società per azioni e che, per quanto riguarda la vendita e l’acquisto di azioni di Popolare Vicenza, «ai primi di maggio ci saràuna piattaforma negoziale, controllata da Consob, in cui trasmetteremo tutti i dati dei soci che vogliono vendere e vogliono acquistare», rispondendo, come aveva già fatto nell’assemblea, alle perplessità degli azionisti dopo il taglio del valore delle azioni (-23%) e la difficoltà a vendere i titoli.
Zonin ha spiegato: «Il nostro istituto aveva una dotazione importante per un fondo da 250 milioni di euro per l’acquisto di azioni proprie ma la Bce ha abolito questo fondo e non possiamo più acquistare azioni dai nostri soci».

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