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Vicenza fissa il maxi-sconto dell’aumento

A tarda sera, al termine di una riunione iniziata (in ritardo) alle 19, ieri il consiglio di amministrazione della Popolare di Vicenza ha approvato la forchetta di prezzo a cui da domani verrà proposto sul mercato l’aumento da 1,75 miliardi. Una cifra senz’altro bassa, che dopo un lungo tira e molla si è deciso di comunicare soltanto stamattina. E senz’altro molto lontana non solo dai 60 euro a cui erano approdate le azioni tra il 2010 e il 2015, ma anche dai 6,3 stabiliti nei mesi scorsi per il recesso (a tutti gli effetti teorico) e che certifica la difficoltà di una banca nel mezzo di un percorso di risanamento e rilancio tutt’altro che agevole. Per fortuna, a copertura dell’operazione c’è il fondo Atlante, che proprio ieri ha sottoscritto un accordo di subgaranzia con UniCredit (si veda l’altro articolo in pagina): secondo diverse stime raccolte sul mercato da Il Sole 24 Ore, ad oggi la quota di inoptato rischia di superare il 70%, ma la cifra è provvisoria e non è escluso che la presenza stessa del backstop di Atlante possa invogliare qualche investitore in più dei pochi individuati finora.
Il cda ha fissato la cifra sulla base delle attività di pre marketing condotte la settimana scorsa da UniCredit insieme ai joint coordinator dell’offerta, cioè Mediobanca, Jp Morgan, Deutsche Bank, Bnp Paribas. Come già detto, la forchetta sarà comunicata oggi, ma le stime in circolazione in questi giorni lasciano intendere una valorizzazione complessiva della banca compresa tra 1,1 e 1,6 miliardi: considerato che dal mercato arriveranno 1,75 miliardi, l’operazione vedrà pressoché azzerato il peso degli azionisti pre-aumento. Un motivo in più per capire la freddezza del mercato, anche se da domani il ceo Francesco Iorio, insieme agli advisor dell’aumento, ricorderà che dietro a prezzi bassi talvolta si possono nascondere grandi opportunità. E sempre domani a Milano è attesa una presentazione dell’operazione da parte dei vertici dell’istituto.
Per oggi da parte della Consob si prevede il via libera al prospetto della quotazione, con il nuovo titolo che dovrebbe essere scambiato a partire da martedì 3 maggio. Sempre che, si ragiona in ambienti di mercato, con l’aumento si avvicini la soglia minima di flottante richiesto per la quotazione. Importanti, come si diceva, i prossimi giorni: complice il varo del fondo Atlante e l’imminente nuova disciplina sul recupero del collaterale posto a garanzia dei crediti deteriorati allo studio del Governo, si auspica un ritorno di interesse degli investitori sulle banche italiane. Si vedrà se su tutte o soltanto su alcune.
Per quanto riguarda in particolare la componente retail, e per evitare il ripetersi delle condotte del passato, su richiesta esplicita della Consob la banca ha predisposto particolari «modalità di valutazione dell’adeguatezza o dell’appropriatezza delle operazioni di sottoscrizione delle azioni offerte alla clientela», ma anche «presidi sulle operazioni volti ad evitare l’abbinamento tra la sottoscrizione di azioni e l’erogazione di finanziamenti», nonché il «rafforzamento delle modalità informative per l’operazione di aumento di capitale».
Con gli 1,75 miliardi in cassa, Popolare di Vicenza potrà riportare il proprio Common Equity Tier1 al di sopra della soglia minima richiesta da Bce del 10,25%, ponendo fine a una deroga in essere dall’estate scorsa, e procedere in una messa in sicurezza che non potrà prescindere dalla cessione dei crediti deteriorati: al 31 dicembre su 29,2 miliardi di impieghi lordi, il 31,6% risultava deteriorato e il 15,9% classificato come sofferenza, con coverage rispettivamente pari al 42,4% e al 59,3%. A giugno, archiviato l’aumento, si terrà un’assemblea per il rinnovo degli organi scaduti ad aprile ma attualmente in prorogatio proprio per consentire di portare a termine l’aumento: un nuovo banco di prova interessante per il fondo Atlante, che potrebbe essere chiamato alla prima scelta di rilievo anche in fatto di governance.

Marco Ferrando

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