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Vicenza-Etruria, niente pressioni

La Banca d’Italia non ha mai fatto pressioni affinché la Popolare di Vicenza comprasse BancaEtruria. L’istituto vicentino, che pure fino al 2014 veniva considerato «capiente», era valutato come una banca nella media del sistema e non certo un soggetto aggregante. L’operazione non è andata in porto perché i vertici della banca aretina, sempre refrattari a seguire le indicazioni della vigilanza che aveva chiesto a fine 2013 di procedere a un’aggregazione con un partner di elevato standing, volevano mantenere l’autonomia. L’azione della vigilanza su Etruria è sempre stata incalzante, con richieste crescenti. Bankitalia ha quindi fatto di tutto per evitare la crisi della banca, mentre il commissariamento è avvenuto per la situazione patrimoniale e non per la mancata aggregazione con Bpvi. È la versione fornita dal capo della vigilanza di Bankitalia, Carmelo Barbagallo, alla commissione di inchiesta sul sistema bancario.

Al centro dell’audizione, durata quasi sette ore, erano le quattro banche del Centro (Ferrara, Chieti, Etruria e Marche) che sono state risolte con decreto governativo nel novembre 2015. Ma è su Etruria e sulle presunte pressioni di Bankitalia a farsi comprare da Vicenza che si sono concentrate le domande dei commissari. «La Banca d’Italia non ha chiesto né incoraggiato, né tanto meno favorito la Popolare di Vicenza ad acquisire Banca Etruria», ha ribadito Barbagallo, precisando che in quel momento la vigilanza «non disponeva di elementi per contrastare a priori tale iniziativa che, se si fosse tramutata in istanza formale, sarebbe stata approfondita». Dall’esito di un’ispezione del 2013 emergeva una situazione tecnica che non consentiva all’istituto di continuare a operare autonomamente. Era stata consegnata una lettera con la quale veniva richiesta l’integrazione con un partner in grado di apportare risorse patrimoniali e professionali.

In generale, Barbagallo ha individuato le cause dei dissesti nella «governance inadeguata» in tutte le sue articolazioni, e in «politiche di erogazione imprudenti, comportamenti irregolari». Poi ci ha pensato la crisi economica a far «deflagrare le fragilità già esistenti». I crediti deteriorati delle quattro banche hanno raggiunto percentuali almeno doppie rispetto a quelle del sistema bancario.

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