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Vicenza: bene l’avvio 2016, al lavoro sul nuovo corso

L’assemblea che dovrà approvare il bilancio di esercizio 2015, la prima dopo la trasformazione in Spa incassata sabato scorso, si svolgerà tra poco più di due settimane, il 26 marzo, sabato di Pasqua.
È questa la data in cui Banca Popolare di Vicenza Spa chiederà ai soci – per la prima volta soci di capitale – il via libera alla chiusura d’esercizio dell’anno passato. I dati di bilancio in approvazione, già resi noti qualche settimana fa, parlano di una perdita di 1,4 miliardi di euro (dovuta in parte ad una riclassificazione dei rischi sui crediti), di una raccolta diretta che perde il 23,3%, circa 8 miliardi (attestandosi a 21,9 miliardi) e di un Liquidity coverage ratio (LCR) a 47,5% (ma a fine gennaio era già salito all’80% e la previsione per il 2018 è del 115,4%). Mentre aumenta il livello dei crediti deteriorati (42,4%) e vengono messi a bilancio 136 milioni per possibili contenziosi (gli esposti giunti alla banca sono circa 3mila).
Prima del 26 marzo, tappa fondamentale è quella che vedrà nei prossimi giorni presidente (Stefano Dolcetta) e amministratore delegato (Francesco Iorio) incontrare i vertici della Bce. All’incontro saranno illustrati i risultati positivi ottenuti all’assemblea straordinaria, come da dettami della lettera che la Banca centrale europea ha fatto pervenire alla banca e che è stata letta integralmente in sede di assemblea, per poter poi procedere celermente nell’operazione di quotazione in Borsa e nel raggiungimento dell’aumento di capitale, anch’essi approvati nel corso della assemblea del 5 marzo scorso.
Scoglio più temuto resta l’aumento di capitale, il cui 45% è riservato ai vecchi azionisti, tenuto conto che molti dei grandi soci (tra gli altri Cattolica, la famiglia Amenduni, la famiglia Marzotto, Paolo Scaroni, e, fuori dal circuito sociale, la Fondazione Cariverona) non si sono ancora pronunciati per un “sì” alla sottoscrizione. Pesa lo scontento e la rabbia per aver visto le proprie azioni svalutarsi da 62,5 a 6,3 euro in poco più di un anno e spaventa l’oscillazione e la forte volatilità del mercato, una volta che la banca sia quotata. In questo senso sarà fondamentale anche la forchetta entro cui verrà fissato il prezzo del titolo (succederà a fine marzo).
Per il momento, l’ad Francesco Iorio ha incassato, oltre all’interesse dei fondi di investimento stranieri, che restano alla finestra seguendo gli sviluppi, l’adesione all’aumento dei 400 soci di “Futuro 150” (10% del capitale). Il tempo a disposizione non è molto prima della metà di aprile, quando si prevede l’ingresso in Borsa, e l’aumento di capitale è necessario per riportare il Cet 1 Ratio dall’attuale 6,65% al di sopra del 10,25%, così come indicato dalla Banca centrale europea.
Intanto, una proposta per tutelare le imprese del territorio finanziate dalla Banca Popolare di Vicenza arriva dal deputato della Lega Nord Filippo Busin che ha presentato due emendamenti al testo del decreto legge di riforma delle Bcc (e altre misure, Dl 18 2016): «L’idea è quella di spalmare le perdite su 10 o 5 anni per le società che hanno al proprio attivo le azioni quasi azzerate nell’arco di pochi mesi. Se infatti la svalutazione gravasse su un singolo esercizio – afferma Busin – sarebbe necessario ripristinare il capitale sociale delle stesse aziende che, per effetto della svalutazione, scenderebbe al di sotto del minimo stabilito per legge. Per alcune di queste si tratterebbe di una prospettiva che le porterebbe alla chiusura per l’impossibilità di reperire le risorse necessarie alla ricapitalizzazione».

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