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Il viaggio della Costituzione

Dopo la celebrazione del centenario della prima guerra mondiale è partito ieri (dal Palazzo Reale di Milano) «Il Viaggio della Costituzione» che si svilupperà in altre 12 città italiane. Esso infatti farà tappa anche a Catania, Reggio Calabria, Bari, Cagliari, Aosta, Roma, Venezia, Firenze, Assisi e Reggio Emilia.

Le 12 tappe non sono state scelte a caso. Esse ricordano infatti i primi 12 articoli della Costituzione italiana, quelli fondamentali e inalterabili. Responsabile della Struttura di missione per ricordare queste ricorrenze è Luca Lotti, attuale ministro dello sport, che fu incaricato di sovrintendere a questa attività perché era il più giovane ministro del governo Renzi. Ecco il suo discorso pronunciato ieri a Milano.

Stiamo lavorando da anni, come Presidenza del Consiglio, con l’ausilio di una struttura di Missione dedicata e di un Comitato storico-scientifico presieduto da Franco Marini, per rendere vive, attuali, tra le altre, le ricorrenze del centenario della Prima guerra mondiale e del settantesimo della Resistenza, della Repubblica, della Costituzione. Credo si sia arrivati a dei buoni risultati, di riapertura e approfondimento, anche a livello di divulgazione corrente, di momenti fondamentali per la nostra storia, e solo apparentemente lontani nel tempo.

Il «Viaggio della Costituzione» a cui oggi si dà il via, durerà 12 mesi e attraverserà l’intera penisola. Non a caso abbiamo voluto partisse proprio da Milano, da questa città che tanto ha dato alle lotte per la libertà, da questo Palazzo Reale che ancora oggi reca traccia della follia e della violenza distruttiva delle guerre e dell’oscurantismo. A distanza di settanta anni la Costituzione parla ancora di noi; anzi parla A noi, e porta con sé non solo un carico drammatico di «passato» (la tragedia del fascismo e della guerra a cui le nostre madri e i nostri padri costituenti vollero reagire ponendo delle regole di valore universale) ma anche uno stupefacente bagaglio di futuro, di nuova edificazione.

Si prenda, uno per tutti, il principio dell’articolo 3:

«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».

Un articolo assolutamente attuale.

Ecco, alla stesura di questo articolo partecipò attivamente una persona che voglio ricordare in questa sede specialmente a tutti i ragazzi, agli studenti, alle giovani generazioni che mi auguro visiteranno le 12 tappe di questo Viaggio, e vorranno firmare virtualmente la nostra Costituzione. Si chiamava Teresa Mattei, ed era la più giovane fra le donne che furono elette nell’Assemblea Costituente.

Erano davvero poche le donne nell’Assemblea solo 21 su 556, il 4% appena. Ma se pensate che nel 1946 era la prima volta che le donne avevano il diritto di voto, già quello poteva essere considerato un piccolo passo in avanti. Teresa aveva solo 25 anni quando fu eletta, 25 anni, pensate, una ragazza!

A 17 anni era stata espulsa da quasi tutte le scuole del Regno per aver contestato un professore che difendeva le leggi razziali. Poi era entrata nella resistenza fino a diventare Comandante di Compagnia: Chicchi, questo il suo nome di battaglia, dava ordini a tanti uomini durante le guerra. E durante la guerra aveva visto suo fratello, prigioniero delle SS, preferire suicidarsi piuttosto che rischiare di tradire i suoi compagni sotto tortura. Lei anche, infine, era caduta nelle mani delle SS, era stata arrestata, torturata, violentata.

A guerra finita Teresa si ritrova dunque in mezzo ai Padri Costituenti della Repubblica. Teresa non ha paura di ammonire i suoi colleghi, di bacchettarli quasi.

In un discorso tenuto all’Assemblea, Teresa Mattei disse con convinzione: «Noi affermiamo oggi che, pur riconoscendo come grande conquista la dichiarazione costituzionale, questo non ci basta. Le donne italiane desiderano qualche cosa di più, qualche cosa di più esplicito e concreto che le aiuti a muovere i primi passi verso la parità di fatto, in ogni sfera, economica, politica e sociale, della vita nazionale. Questo è un buon punto di partenza per le donne italiane, ma non certo un punto di arrivo. Guai se considerassimo questo un punto di arrivo, un approdo». Quello che dice Teresa Mattei in quei giorni resta un monito valido ancora oggi.

La delega agli anniversari d’interesse nazionale che mi è stata affidata è un onore ma anche una grande responsabilità, lo è ancora di più perché ad inizio Legislatura è stato deciso di affidarla al rappresentante più giovane del Governo. Ricordare il passato, significa agire nel presente e scrivere il futuro. Alla nostra generazione, e a quelle che verranno, è affidato il compito di far sì che i principi della costituzione non restino solo uno scritto su carta, ma siano una pratica quotidiana, una linea rossa che guida le nostre azioni ( )

E i principi espressi nei primi 12 articoli (tra cui democrazia, libertà, uguaglianza, diritto al lavoro, rispetto delle minoranze, pace, valore della ricerca e della cultura, accoglienza ) sono principi inalterabili sui quali abbiamo costruito e sui quali ancora abbiamo il dovere di costruire. Sono infatti principi che ci mettono alla prova nella quotidianità.

Se allora era rivoluzionario parlare di voto alle donne, di uguaglianza tra sessi, di mettere sullo stesso piano persone di diversa razza, lingua, religione, differenti opinioni politiche e condizioni sociali, oggi la rivoluzione è nel difendere questa uguaglianza laddove la crisi economica, la crisi politica, la sfiducia, gli estremismi e le incertezze internazionali rischiano di minacciarla. Un messaggio che mi piace ribadire proprio oggi, nel giorno dell’anniversario di quel tragico 11 settembre 2001.

Oggi, non a caso, si parla in termini sociali ma anche religiosi e filosofici di «uguaglianza profonda». E uguaglianza garantire a tutti istruzione, diritti civili e, come recita l’articolo 3 «il pieno sviluppo della persona umana» in tutti i modi possibili.

E qui, permettetemi di far riferimento alla mia esperienza come Ministro per lo Sport, penso, tra i tanti esempi possibili a quei ragazzi coraggiosi che nel mondo dello sport sfidano limiti fisici e addirittura menomazioni per affermare il diritto, meraviglioso, a vivere con completezza e con speranza la loro vita, la loro giovinezza, il loro futuro.

Luca Lotti

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