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Via un altro pezzo d’Italia, Loro Piana a Vuitton

Un altro pezzo di Italia se ne va. Il colosso francese del lusso, Lvmh (Louis Vuitton Moet-Hennesy) ha infatti annunciato ieri di aver acquisito l’80 per cento di Loro Piana, il celebre marchio biellese del cachemire. La vendita, per 2 miliardi di euro, è stata comunicata a Parigi dal gruppo di Bernard Arnault e segna un nuovo capitolo nella storia dei brand italiani che passano in mani straniere. Quasi sempre francesi.
La transizione (che dovrà avere il via libera dell’Antitrust) prevede che il 20 per cento delle quote e la guida della società restino, per ora, nelle mani di Sergio e Pier Luigi Loro Piana, eredi del marchio nato a Quarona Sesia nel 1924. Un marchio che è diventato poi la prima azienda artigianale nel mondo per la lavorazione delle lane pregiate con un valore di 2,7 miliardi di euro, 130 negozi e una previsione di vendite, per il 2013, di 700 milioni. Nel contratto è infatti prevista «un’opzione put sul restante 20 per della durata di tre anni» che, secondo Jean-Jacques Guiony, chief financial officer di Lvmh, dipenderà da alcuni parametri come l’andamento dell’Ebitda. «Siamo fieri di associare il nostro nome al gruppo Lvmh — hanno commentato i fratelli Loro Piana — perché è quello più in grado di rispettare valori della nostra azienda che trarrà beneficio da sinergie eccezionali».
Per il colosso di Louis Vuitton, 21 miliardi di euro di ricavi, questoè solo l’ultimo atto della campagna acquisti lanciata tra i brand del lusso italiano. «Loro Piana è una società rara e che possiede grandi potenzialità — ha dichiarato Arnault — per la qualità dei suoi prodotti e per le sue radici familiari che risalgono a sei generazioni ».
Meno di un mese fa era entrata nel portafoglio di Lvmh la storica pasticceria Cova, in via Montenapoleone a Milano, proprio a fianco del teatro «La Scala», che è andata ad allungare la lista dei marchi italiani che hanno cambiato cittadinanza per finire sotto l’ombrello francese. L’emorragia ha colpito anche pezzi importanti dell’alimentare: il colpo più grosso è 2011 con Lactalis che ha messo le mani su Parmalat, dopo aver acquisito Galbani, Locatelli e Invernizzi.
Il terreno di caccia prediletto resta comunque la moda. È toccato a Bulgari, il terzo impero dei gioielli al mondo, comprata da Arnault nel marzo 2011, a Fendi e Emilio Pucci, passando per le scarpe di Stefano Bi e i profumi di Acqua di Parma.
Il principale concorrente di Lvmh, Ppr, che di recente ha cambiato nome in Kering, ha avviato gli acquisti in terra italiana già all’inizio del Duemila, con l’acquisizione di Gucci. Il gruppo guidato da Francois-Henry Pinault ha poi inglobato la sartoria maschileBrioni, il marchio Bottega Veneta e i gioielli di Pomellato. La fuga più «dolorosa» resta però forse quella di Valentino, la casa di moda divenuta in poco più di cinquant’anni sinonimo di classe e dell’eleganzaassoluta del made in Italy. Dopo una serie di cessioni, e ingressi di soci esteri, l’anno scorso la griffe, nata nel 1957 in via Condotti a Roma, è passata nelle mani di una società del Qatar. Così come M diMissoni. Negli Emirati è finito anche il marchio Gianfranco Ferrè, ceduto nel 2010 a Paris Group, che fa capo al magnate Abdulkader Sankari.
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