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Via Nazionale: bond a rischio finiti per metà alle famiglie Banche, incentivi alle fusioni

ROMA
Metà delle obbligazioni subordinate emesse dalle banche italiane sono nei portafogli delle famiglie. Un documento della Banca d’Italia datato 30 dicembre 2015, bollinato come “riservato” e intitolato “appunto per il direttorio”, rivela che il 46% dei 67 miliardi di bond rischiosi emessi dalle banche italiane sono stati piazzati alle famiglie, contro il 3% ai fondi, il 19% agli investitori esteri, il 17% nelle mani degli stessi istituti di credito di casa nostra.
Tanto basta per far dire ad Adusbef e Federconsumatori le associazioni che hanno diffuso ieri il report, dopo averlo ricevuto via posta in anonimato che siamo di fronte «alla prova della truffa». E cioè del «piazzamento indiscriminato e senza controllo di titoli rischiosi a soggetti non in grado di valutare il rischio e tutelare il risparmio». Con questa prova, si dice convinto Elio Lannutti, «ogni risparmiatore potrà andare in tribunale e farsi rimborsare integralmente, perché si dimostra che Bankitalia sapeva da tempo dei rischi di questi titoli in mano alle famiglie, ma non ha attivato la doverosa e trasparente informazione».
«Con questa nota si fornisce, anche per un’eventuale diffusione all’esterno dell’istituto, un quadro aggiornato al 31 ottobre 2015», scrivono il capo del servizio stabilità finanziaria, quello del servizio statistico e della regolamentazione di Via Nazionale. Destinatari: i vertici massimi di Bankitalia e dunque governatore, direttore generale e tre vicedirettori generali. «Le recenti vicende legate alla risoluzione delle crisi aziendali di quattro intermediari hanno generato una forte richiesta di informazioni sull’ammontare dei titoli subordinati emessi da banche», si legge nel primo dei tre fogli. Il riferimento è alla quattro banche sciolte dal decreto del 22 novembre: Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara, CariChieti. E alle tensioni esplose proprio in dicembre attorno alla vicenda dei 10.559 detentori di subordinate per 329 milioni, azzerate dalla sera alla mattina.
Si apprende dunque che 31 miliardi di bond su 67 sono stati piazzati alle famiglie. E che l’83% delle obbligazioni subordinate totali sono emesse dalle prime dieci banche italiane, di cui ben 37 miliardi solo dalle prime due, Intesa e Unicredit. Dati che comunque fanno riflettere. E che oggi arrivano sul tavolo del Consiglio dei ministri, convocato, dopo vari rinvii, per varare il maxi-decreto legge sulle banche, in giorni di Borsa assai difficili. Il menù del provvedimento prevede quattro interventi: riforma delle Bcc, recupero dei crediti accelerato, garanzia statale per i crediti deteriorati e infine i criteri per i rimborsi ai risparmiatori delle quattro banche. Vi saranno anche norme per agevolare le fusioni, con probabili prepensionamenti incentivati. L’Abi (associazione delle banche) intanto ha scritto alla Consob per chiedere una semplificazione in poche settimane dei prospetti informativi dei bond venduti alla clientela.
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