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Via l’Irap di giugno a tutte le imprese fino a 250 milioni

Cade il vincolo sulla perdita di fatturato per lo stop alla rata di giugno dell’Irap. Stop che quindi interesserà tutte le imprese fino a 250 milioni di volume d’affari, con l’eccezione di banche e assicurazioni.

La battaglia sull’Irap all’interno della maggioranza è proseguita fino a tarda sera. Perché l’annuncio televisivo domenicale, in cui il ministro dell’Economia Gualtieri aveva parlato di un «abbuono» della rata di giugno per una «fascia di imprese che ha subito un danno economico evidente», ha cominciato a far emergere l’idea dei limiti alla platea che aveva acceso le discussioni pomeridiane nella maggioranza. E le prime bozze circolate ieri pomeriggio avevano chiarito il problema: Irap addio per le aziende fra 5 e 250 milioni di volume d’affati che ad aprile abbiano perso almeno un terzo del fatturato rispetto allo stesso mese del 2019.

Ma le discussioni sono proseguite subito, al punto che la prima norma è subito sparita dalla pioggia delle bozze circolate ieri pomeriggio. Fino al taglio generalizzato chiesto in primis da Italia Viva. Perché la misura, aveva fatto subito sapere il responsabile economico dei renziani Luigi Marattin, deve essere «il più possibile generalizzata e senza condizioni, proprio per preservarne la semplicità di applicazione». E la stessa richiesta è arrivata dalle imprese, che si attendevano un intervento a tutto campo. Che alla fine arriva, dopo l’ultimo giro di giostra delle coperture per trovare una quadra politica su cui il ministro dell’Economia fa trapelare di essere «molto soddisfatto». L’estensione dello sconto fiscale per le imprese sull’imposta regionale sulle attività produttive non cambia i saldi complessivi della manovra, che continua a valere 55 miliardi in termini di indebitamento e 155 come saldo netto da finanziare.

Gli 1,9 miliardi necessari a evitare la rata di saldo e acconto di metà giugno vengono infatti raccolti limando qua e là i tanti capitoli di un provvedimento che è rimasto aperto fino all’ultimo. Tra le novità dell’ultima ora spunta anche un abbassamento della soglia di fatturato (fin qui prevista a 5 milioni) per accedere agli aiuti a fondo perduto. Una prima ipotesi aveva parlato di un abbassamento a 3 milioni, ma i calcoli sono proseguiti fino a tarda notte in vista di un consiglio dei ministri che potrebbe tenersi oggi.

Nella prima versione la tagliola del fatturato avrebbe escluso solo le imprese nate nel 2019, con lo stesso meccanismo pensato per i contriobuti a fondo perduto (anche loro ieri sera al centro di una riformulazione). Ma un vincolo sulla perdita di fatturato per tutte le altre imprese avrebbe aggiunto complicazioni a un aiuto fiscale che altrimenti sarebbe semplice, immediato e automatico.

Un inciampo del genere non sarebbe certo stato un inedito per il fisco italiano. Ma c’è un problema in più, ed è dato dal contesto nel quale si colloca il taglio Irap. Che di fatto avrebbe imposto alle imprese di agire «al buio». Perché con il decreto ancora da approvare e da inviare alle Camere, la data del saldo e dell’acconto Irap sarebbe caduta nel pieno delle discussioni parlamentari sulla conversione.

La mossa su Irap e aiuti a fondo perduto, che ora attende conferma finale dai testi che andranno in consiglio dei ministri, riduce un po’ lo sbilanciamento tra le imprese fino a 5 milioni di ricavi e quelle da 5 a 250 milioni. Per le più piccole, infatti, i 7 miliardi messi a disposizione consentirebbero di ottenere di fatto la cancellazione di tutta l’Irap, pari a circa 5 miliardi, dopo aver versato il secondo acconto del novembre scorso beneficiando di uno sconto del 10% che ora dovrebbero versare a saldo. Per le imprese più grandi il vantaggio si limiterebbe al solo 40% del primo acconto visto che il saldo è già stato versato nella stragrande maggioranza dei casi con i pagamenti 2019.

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