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Via libera Ue su Alitalia la società terrà il marchio Dimezzato il personale

La saga Alitalia si sta per chiudere. La Commissione europea è intenzionata a dare il via libera. E il governo italiano è pronto ad accettare buona parte delle condizioni poste da Bruxelles.
Oggi pomeriggio nella capitale belga ci sarà un incontro a tre. La Commissaria alla concorrenza Vestager con il ministro dello Sviluppo economico Giorgetti e con quello dell’Economia Franco. Quest’ultimo però in video conferenza. Si tratta dunque di una riunione in cui sostanzialmente si accenderà il disco verde alla nuova compagnia di bandiera. La firma formale ci sarà nel giro di una settimana. I più ottimisti addirittura cerchiano sul calendario la giornata di venerdì prossimo.
Ma al di là dei passaggi formali, il dossier aereo oggi troverà una definizione. La mediazione finale è stata raggiunta anche sulla base di un documento inviato da Bruxelles a Roma. La soluzione ruota intorno al brand. Ossia, il nome “Alitalia” e il logo tricolore non saranno cancellati. Ita probabilmente sarà il nome legale ma il resto continuerà ad essere pienamente utilizzato. Il governo italiano aveva insistito su questo aspetto. Draghi l’aveva definita anche una questione sentimentale.
Sugli altri capitoli messi in evidenza da Bruxelles invece Roma accoglierà le richieste della Vestager. Il cuore riguarda l’handling, ossia i servizi di assistenza a terra, e la manutenzione. Entrambi saranno gestiti da società il cui controllo non verrà esercitato da Ita-Nuova Alitalia.
Perché questa è la strada segnata? Tutto ruota attorno ai due finanziamenti ricevuti dalla vecchia Alitalia. Prestiti complessivi per 1,3 miliardi. Su di essi è aperta da mesi una investigazione della Commissione il cui esito è stato sospeso proprio per favorire un’intesa. L’esito, però, è certo: sono fondi “illegali”. Non compatibili con la normativa Ue sugli aiuti di Stato. E allora per evitare che la nuova società venga immediatamente appesantita da un debito-monstre di 1300 milioni, serve una discontinuità visibile. In modo che il debito rimanga sulle spalle della precedente bad company. E la discontinuità per Bruxelles si gioca su quei tre punti. Almeno due devono segnare un cambio evidente.
Il dialogo tra Roma e Bruxelles è ripreso da una decina di giorni, dopo un silenzio durante diverse settimane. Anche a causa del cambio di esecutivo e dell’impegno sul Recovery Plan. All’interno dell’accordo ci sono anche le note più dolenti. Gli aerei della nuova società non supereranno le 60 unità e il personale verrà ridotto quasi del 50 per cento, quindi con circa 5 mila esuberi. Un problema non da poco e che ha fatto a lungo riflettere il governo sulle conseguenze in termini sociali e anche politici, ossia sulla reazione del Parlamento. L’ultimo aspetto riguarda le alleanze. Le previsioni spiegano che la compagnia da sola non avrebbe un futuro lungo. I partner possibili sono Delta e Lufthansa. Una preferenza sta maturando per quello americano: in prospettiva Alitalia avrebbe più chance di mantenere in Europa un ruolo di primo piano.
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