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Via libera Ue al salvataggio Mps

Via libera da parte della Commissione europea alla ricapitalizzazione precauzionale di Monte dei Paschi di Siena.In questo modo Bruxelles ha approvato l’intervento per 5,4 miliardi di euro dello Stato che al termine dell’operazione verrà a detenere una quota del 70% del capitale dell’istituto senese fino al 2021.

Ma se il Montepaschi è salvo (si veda servizio a pagina 22) sono incerti i numeri alla Camera dei deputati sul decreto per il salvataggio della Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca che prevede infine la loro consegna condizionata a Banca Intesa. La conversione in legge non è scontata, a meno che il governo non ponga il voto di fiducia. Da ultimo si è formalizzata la spaccatura all’interno del Pd con il governatore della Puglia, Michele Emiliano, il quale ha giudicato «invotabile» il testo. Il suo no è categorico: «Tradisce i risparmiatori, abbandonando completamente al loro destino centinaia di migliaia di piccoli azionisti e di obbligazionisti subordinati, e comporta per lo Stato un onere spaventoso e, nella sostanza, in larga parte non recuperabile». Questa mattina alle 8,30 una riunione del gruppo dei democratici cercherà di metterci una pezza. Ma appare evidente che non è passato il messaggio secondo il quale il fallimento delle due banche determinerebbe una crisi sistemica. La loro consistenza e il loro ruolo, infatti, appaiono ben diversi da quello esercitato dal Monte dei paschi di Siena. «Ho la massima fiducia che il parlamento si renda conto della grande importanza del decreto», ha detto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Altrimenti «qualcuno mi dimostri che si potevano trovare soluzioni migliori», ha aggiunto. Anche il presidente emerito di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, ha lanciato l’allarme sulla mancata conversione in legge del decreto convinto che, se così fosse, ci sarebbero conseguenze «gravi» per l’Italia. Ma se il salvataggio di Mps rappresenta per tutti una possibile «svolta» per il sistema bancario italiano, come sostiene Padoan, quello delle banche venete non convince molti. Così la conta dei voti è in corso, mentre la commissione Finanze sta prendendo in esame i 500 emendamenti che hanno superato il vaglio dell’ammissibilità.

Le ragioni di chi si oppone al decreto salvabanche

Emiliano potrebbe raccogliere un po’ di malumore negli esponenti del Sud che constatano le carenze del sistema bancario del Mezzogiorno nel momento in cui gli italiani sono chiamati a salvare le due banche territoriali di una regione che fra poco (il 22 ottobre) terrà un referendum per l’indipendenza. Altro terreno fertile per i malpancisti è la diversità di trattamento che qualcuno vede con la gestione delle crisi di Banca Etruria, Carichieti, Cariferrara e Banca Marche. Tra i voti incerti un po’ enigmatico è apparso Pierluigi Bersani a nome dei fuoriusciti del Pd in Mdp-Art.1: «Deciderà il gruppo, ma noi fino a quando non casca il mondo le fiducie le votiamo…». «La voteremo, poi nel merito vedremo…». Pongono una condizione i deputati di Scelta civica: «Siamo disponibili a valutare di assumerci la grave responsabilità che accompagna questo decreto a condizione che quando si andrà a votare in Aula la sua conversione ci sia in Gazzetta ufficiale la legge costitutiva della Commissione d’inchiesta», ha dichiarato Enrico Zanetti, coordinatore dei gruppi di Scelta Civica-Ala alla Camera e al Senato. Vuole evitare il voto di fiducia e dunque entrare nel merito Forza Italia. «Non si può pensare di tagliare così la discussione, molti gruppi come il nostro», ha spiegato Stefania Prestigiacomo, «hanno presentato emendamenti per evitare che i cittadini italiani subiscano l’ennesima truffa per salvare le banche. Il dibattito parlamentare è necessario per chiarire cosa succede veramente con questo decreto, chi ci guadagna, chi ci perde e per rendersi davvero conto di quale sia il ruolo di Banca Intesa oltre che le pretese di questo gruppo». Compatti sul fronte contrario M5s e Lega. Per ora la Camera ha bocciato le questioni pregiudiziali al decreto banche con 248 voti. Il provvedimento è atteso in aula il prossimo 10 luglio, al termine dei lavori della commissione Finanze che oggi inizierà il voto degli emendamenti.

Franco Adriano

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