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Via libera dell’Antitrust all’offerta Intesa su Ubi

MILANO — Una decina di giorni in anticipo l’Antitrust autorizza l’offerta di scambio di Intesa Sanpaolo su Ubi, chiedendo però la vendita di una ventina di sportelli in aggiunta ai 532 che l’offerente s’era impegnato a cedere alla rivale Bper per rispettare la concorrenza bancaria. Le misure sono, comunque, state ritenute «idonee a rispondere alle criticità concorrenziali analizzate». Carlo Messina, ad di Intesa, ha così potuto commentare con soddisfazione la decisione: «Si tratta di un passaggio di importanza fondamentale perché garantisce agli azionisti Ubi, che aderiranno all’offerta, la totale correttezza dell’operazione».
Anche se il numero effettivo non è indicato, nelle 67 pagine del provvedimento del collegio presieduto da Roberto Rustichelli, il volume degli sportelli da cedere, è cresciuto a 550, quasi un terzo del totale di Ubi, e numero che corrisponde ai 532 proposti da Intesa a metà giugno più altri 17 eventualmente offerti nello stesso passaggio. L’authority, stando al dispositivo, ha sposato l’analisi degli uffici, che in tarda primavera avevano trovato l’operazione passibile di «produrre la costituzione e/o il rafforzamento della posizione dominante di Intesa Sanpaolo in alcuni mercati locali della raccolta bancaria, degli impieghi alle famiglie consumatrici e degli impieghi alle famiglie produttrici-piccole imprese », oltre che nel credito alle medie, nel risparmio amministrato, nei fondi comuni e nella gestioni patrimoniali, e in parte minore sulle assicurazioni vita, «così da pregiudicare in modo sostanziale e durevole la concorrenza».
Per ripristinare la concorrenza in caso di fusione, quindi, il nuovo polo dovrà perdere peso, soprattutto nelle aree più critiche, localizzate dal Garante nelle province di Bergamo, Brescia, Macerata, Varese, Ancona, sia per quanto riguarda la raccolta (depositi e risparmio) che per i crediti.
L’Antitrust ha chiesto chiarezza e certezza sui rimedi. Se Intesa, ad esempio, non riuscisse a far vendere gli sportelli a Ubi, l’Antitrust ha chiesto che sia la banca offerente a vendere proprie filiali, per un ammontare «almeno equivalente». Se poi Bper si sfilasse, Intesa dovrebbe trovare un compratore «indipendente e qualificato» per le filiali eccedenti. Tutto «entro e non oltre» una data non resa nota, ma stimabile in circa un anno da oggi.
Tra l’altro, e contrariamente a molte dichiarazioni, l’Antitrust scrive che non ha rilevato «evidenze, né certe né univoche, in merito alla reale possibilità di Ubi di costituire un terzo polo bancario diventando il soggetto aggregatore di medie realtà bancarie italiane quali ad esempio Bper, Mps, Bpm».
La decisione di ieri fa cadere l’ultimo dubbio formale sull’operazione. Oggi si riunisce il cda della Fondazione Bml, che ha il 3,9% di Ubi e fa parte del patto “Car”, ma che pare incline a cambiare idea e aderire all’offerta.

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