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Via libera del Governo al riassetto dell’Ente Mps

di Carlo Festa

Via libera del Ministero dell'Economia e delle Finanze alla Fondazione Mps a cedere fino a un massimo del 15,5% del capitale di Banca Mps.

L'Ente senese ottiene così anche l'autorizzazione formale, dopo che il 15 febbraio scorso aveva chiesto al dicastero di via XX settembre di poter cedere una quota delle azioni Mps nel suo portafoglio, per poter procedere al rimborso di una parte del debito di circa un miliardo di euro contratto con dodici banche creditrici per far fronte all'ultimo aumento di capitale dell'istituto, quando erano stati dati in garanzia i titoli della banca stessa. Ottenuta l'autorizzazione la Fondazione potrà, a questo punto, cercare di definire i tasselli che ancora mancano.

A cominciare dal parere positivo di tutte le banche creditrici alla proposta di liberatoria sui titoli Montepaschi avanzata negli scorsi giorni da Mediobanca e Credit Suisse, che sono esposte per 490 milioni (sui derivati per il Fresh 2008). L'Ente (che ha sempre detenuto il 48,4% delle azioni Mps che corrispondono al 50,1% dei diritti di voto) ha infatti accettato il piano che prevede prima la vendita della quota (fino al 15,5%), con il deposito del ricavato in un fondo vincolato in favore di tutti i creditori e la successiva ripartizione senza privilegi per alcuno dei finanziatori.

Su questa proposta ora ci dovrà essere il consenso anche degli altri creditori: cioè il fronte guidato da Jp Morgan, di cui fanno parte altri 10 istituti (tra cui la stessa Mediobanca), che nel 2011 hanno sostenuto con 600 milioni la Fondazione impegnata a sottoscrivere l'aumento di capitale di Montepaschi. Facile che si possa arrivare a un accordo finale, visto anche che le banche creditrici sono disponibili a concedere all'ente 15 giorni di «standstill», cioè di congelamento delle condizioni, fino al 30 marzo. Proprio Via XX settembre avrebbe, inoltre, raccomandato alla Fondazione il rispetto di tutti gli impegni contrattuali con le banche creditrici nel perfezionamento della cessione delle azioni.

L'ente presieduto da Gabriello Mancini starebbe guardando a diverse opzioni per la cessione del suo 15,5 per cento. L'ipotesi più probabile resta la suddivisione del pacchetto tra diversi piccoli azionisti, tra i quali fondi di private equity e imprenditori. Tra i primi hanno manifestato interesse Clessidra, il private equity fondato da Claudio Sposito, e la Equinox di Salvatore Mancuso. Tra i secondi è invece in corso, con l'aiuto dei consulenti finanziari di Rothschild e Mediobanca, una fase esplorativa con alcuni gruppi imprenditoriali familiari: secondo indiscrezioni, il dossier sarebbe finito sul tavolo delle famiglie genovese Malacalza e bolognese Seragnoli.

Ma l'attività di ricerca di eventuali soggetti interessati sarebbe in corso anche all'estero. Alcune delle banche straniere, presenti nel pool di finanziatori della Fondazione, starebbero infatti sondando a propria volta l'interesse di altri investitori oltreconfine: con il miglioramento della situazione finanziaria in Italia e un minor rischio sovrano, l'acquisto di un pacchetto di azioni Mps sarebbe infatti visto come una scommessa sulle capacità di recupero del Paese. In ogni caso, per poter avere maggior chiarezza sui possibili pretendenti, sarà necessario aspettare la diffusione ed approvazione dei conti del 2011 da parte del consiglio di amministrazione di Mps prevista per il prossimo 29 marzo.
 

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