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Via libera Consob all’Opa Edison

La pax definitiva sul riassetto Edison tra Italia e Francia avrà la forma di una spartizione dei costi sull’«Opa della discordia». Delmi parteciperà finanziariamente all’offerta che Edf lancerà su Edison a un prezzo più alto del previsto. Con un «conguaglio» da 50-55 milioni di euro, Edf e A2A, il socio forte di Delmi, si divideranno a metà gli extra-costi e arriverà l’atteso epilogo su un divorzio da 800 milioni di euro che si è prolungato per più di un anno.
Ieri Consob è di nuovo scesa in campo con una risposta a un secondo quesito posto da Edf sempre sull’Opa e la richiesta a Edf di pubblicare la risposta (ma i francesi lo faranno solo oggi in mattinata). Un passo che dà il via libera definitivo: con l’accordo sull’Opa va a posto anche l’ultimo tassello del riassetto che porterà Edison a diventare francese e le municipalizzate A2A e Iren a creare un polo italiano dell’energia. Dopo mesi di braccio di ferro, l’«Accordo di Santo Stefano» – che prevedeva una spartizione di Edison – si era arenato sull’Opa che Edf avrebbe dovuto lanciare. I francesi erano irremovibili sul prezzo dell’offerta, 0,84 euro per azione, ma poi la Consob aveva imposto un ritocco al rialzo a 0,89. Briciole rispetto ai numeri in ballo, tanto più che il costo aggiuntivo effettivo dell’Opa potrebbe essere addirittura dimezzato. L’Opa che partirà post-accordo sarà infatti su un flottante ridotto (solo il 20% perché Edf salirà all’80% di Edison post-riassetto) e la Carlo Tassara, il principale azionista di minoranza che da solo detiene metà di quel flottante, potrebbe non aderire visto che ha in carico le azioni Edison a un prezzo molto più alto (1,49 euro) e rischia una minusvalenza da circa 300 milioni se vendesse a Edf. Al netto della Tassara, dunque, l’extra costo scenderebbe a 25-27 milioni, ossia meno di 15 milioni ciascuno per Edf e Delmi. Che ormai la partita fosse in dirittura d’arrivo era ormai chiaro, visto che A2A già due giorni fa aveva convocato un consiglio per domani dove verranno recepite le modifiche all’accordo originario e arriverà così il sì definitivo alla maxi-operazione.
Mentre si va chiudendo il dossier Edison, inizia a prefigurarsi anche la nuova fisionomia di A2A, chiamata a rinnovare il management e dove il sindaco di Milano Giuliano Pisapia vuole nominare suoi rappresentanti. La prima casella è quella della presidenza del consiglio di sorveglianza: per quel posto è stato candidato Pippo Ranci, che in passato fu il primo presidente dell’authority dell’Eenergia. Un «campione del mondo» nel settore l’ha definito Bruno Tabacci, assessore al Bilancio del Comune di Milano e il luogotenente di Pisapia per tutte le materie economiche. I comuni di Milano e Brescia, che assieme controllano A2A, ieri hanno depositato la lista dei soci pubblici per il rinnovo dell’organo di indirizzo e controllo della multiutility. Mentre i Comuni hanno alzato il velo sui nomi di 12 dei 15 futuri componenti del consiglio di A2A (il termine per il deposito delle liste scade domani, non si esclude una rosa di candidati anche da parte dei fondi).

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