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Via libera Consob alla nuova Opa

di Riccardo Sabbatini

Le modifiche dei prestiti internazionali (le cosiddette consent solicitation) non daranno luogo al lancio di un'Opa. Approvando ieri definitivamente il suo regolamento sulle offerte pubbliche dopo due consultazioni ed un lungo confronto con il mercato, la Consob è intervenuta a dirimere un dilemma normativo che, nei fatti, aveva finora reso difficile il lancio in Italia di operazioni di ristrutturazione del debito e, talvolta, anche impedito agli investitori della penisola di aderire ad offerte strutturate a livello internazionale.

Può essere considerato singolare che una regolamentazione sulle offerte pubbliche abbia un rilevante impatto sul mercato delle emissioni obbligazionarie, ma questo è in qualche misura il risultato di un'atipicità della disciplina italiana sull'Opa che, a differenza di quel che accade nella gran parte delle altre legislazioni, include nel suo perimetro non soltanto le azioni (con le quali si realizzano i cambiamenti nel controllo societario) ma anche gli strumenti di debito. Ora da quel perimetro escono le consent solicitation perchè – spiega la relazione al provvedimento – considerate «estranee alla categoria delle offerte pubbliche». In pratica sono state ritenute normali operazioni societarie. La decisione va letta assieme alle norme con le quali è stata introdotta una deroga alle offerte pubbliche di scambio finalizzate all'acquisizione di titoli di debito. L'aspettativa degli operatori nei confronti della liberalizzazione decisa dalla Consob è percepibile anche dalla decisione della commissione di vigilanza di anticipare per queste materie l'entrata in vigore del suo regolamento a partire dal giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (presumibilmente venerdì). Lo stesso giorno, ma con l'obiettivo in questo caso di evitare possibili confusioni giuridiche, entreranno in vigore anche le nuove esenzioni sull'Opa obbligatoria. Le altre norme del regolamento Consob avranno invece come decorrenza il 2 maggio.

L'altra novità di rilievo introdotta dalla commissione di vigilanza nella sua ultima lettura del provvedimento riguarda la riduzione dei suoi spazi di discrezionalità nel decidere le esenzioni dall'Opa. Queste sostanzialmente potranno avvenire quando il superamento della soglia del 30% avverrà in presenza di una ricapitalizzazione di una società che versa in una grave crisi attestata – questa è la novità – dall'ammissione ad una procedura concorsuale, dall'omologazione di un accordo per la ristrutturazione dei debiti, o da richieste di authority di vigilanza (Banca d'Italia o Isvap) in caso di «gravi perdite», al fine di «prevenire il ricorso all'amministrazione straordinaria». Anche in altri casi di crisi aziendale si potrà evitare il lancio di un'Opa ma se espressamente deliberato in assemblea con il meccanismo del cosiddetto whitewash (cioè con il voto decisivo dei soci non di controllo).

Per il resto il testo finale del regolamento della Consob non contiene particolari novità rispetto all'ultima consultazione promossa dalla commissione di vigilanza. Certamente in alcuni punti, ad esempio in tema di inclusione dei derivati nel calcolo della soglia d'Opa, l'autorità di Giuseppe Vegas ha attenuato la iniziale portata del suo intervento (vedi articolo nella stessa pagina) però ha salvato il principio. Lo stesso, in qualche misura, è accaduto anche in tema di riapertura dei termini dell'offerta nei casi, sostanzialmente, di delisting. Quando cioè gli azionisti sono spinti ad aderire all'offerta anche se non sono convinti delle condizioni perchè, in caso di successo dell'Opa, rischierebbero di ritrovarsi in mano titoli non più quotati ed illiquidi. È una possibilità cui non si potrà far ricorso nei casi di Opa obbligatoria. Nell'ultima versione del provvedimento è stata anche inserita l'ipotesi (alternativa alla riapertura dei termini) di una sorta di referendum da effettuare al momento di aderire all'Opa. Consegnando i titoli, cioè, l'investitore potrà comunque precisare se non approva l'operazione. Se questo giudizio sarà prevalente (senza considerare gli azionisti che agiscono di concerto con l'offerente) l'Opa non andrà in porto.

Di rilievo è, infine, anche la norma che ha rimosso l'automatica presunzione di "concerto", con l'obbligo di promuovere un'Opa, per le liste di maggioranza presentate per il rinnovo delle cariche sociali sostenute da una quota complessiva di capitale superiore al 30 per cento. È una disposizione volta a favorire una maggiore trasparenza nella vita societaria. La Consob potrà comunque considerare ugualmente la presentazione di simili liste «l'indizio dell'esistenza di un'azione di concerto se valutata congiuntamente ad altri elementi». Traducendo in pratica una simile disposizione si potrebbe dire che, in occasione dell'assemblea di Parmalat, la presentazione da parte di Lactalis di una lista di maggioranza assieme ad altri fondi di investimento non farebbe scattare immediatamente la fattispecie di un'Opa.

 

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