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Via libera alla riforma del Mes, paracadute bancario già nel 2022

Dopo un anno di tira-e-molla, la riforma del Meccanismo europeo di stabilità, che permetterà di rafforzare l’unione bancaria, è stata approvata ieri definitivamente dai paesi della zona euro. L’iter di ratifica inizierà nelle prossime settimane. Nel contempo, in un annuale rapporto, il Fondo monetario internazionale ne ha approfittato per esortare la zona euro a dotarsi di un bilancio permanente. Alla luce dei rischi per la ripresa, nuove misure di aiuto all’economia non possono essere escluse.

L’intesa prevede che il Mes diventi il paracadute del Fondo di risoluzione bancaria (Srf) fin dal 2022, e non nel 2024. «Questo accordo mostra la determinazione dei ministri delle Finanze della zona euro nel rafforzare l’unione monetaria – ha detto alla fine della riunione il presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe –. Si tratta di un passo avanti cruciale per il futuro dell’unione bancaria (…) La firma del nuovo trattato avverrà in gennaio, seguiranno le ratifiche nazionali».

Per 12 mesi, l’Italia ha bloccato l’accordo di massima raggiunto nel dicembre scorso perché una parte della maggioranza che sostiene il governo Conte si è detta preoccupata da una riforma del Mes che prevede facilitate ristrutturazioni del debito nel caso di prestiti concessi ai paesi membri. Il paese ha finalmente deciso di dare il suo benestare . Sarà possibile anticipare l’uso del Mes in quanto paracadute dell’Srf grazie a un calo delle sofferenze bancarie.

Apprezzamento per la decisione di ieri sera è stato espresso da Roberto Gualtieri: «L’accordo è un passo avanti per l’unione bancaria». Il ministro dell’Economia ha poi aggiunto che «l’Italia figura tra i Paesi che hanno compiuto progressi nel sistema bancario che oggi appare solido e non più collocato come è stato per molto tempo tra quelli con fragilità». Ora i ministri dovranno riprendere in mano l’idea controversa di dotare l’unione bancaria anche di una assicurazione in solido dei depositi bancari.

La decisione di ieri è stata presa sulla base di un rapporto comunitario che mostra un calo delle sofferenze in Italia (scese nel secondo trimestre del 2020 al 3,0% netto, e al 6,1% lordo). Ciò detto, l’Italia è uno di quattro paesi che continua ad avere crediti inesigibili a un livello superiore al parametro di riferimento (2,5% netto, 5,0% lordo). Gli altri sono Cipro, il Portogallo e la Grecia. Nell’accordo si precisa che le autorità di vigilanza continueranno a insistere per ridurre ulteriormente le sofferenze creditizie.

Sempre ieri, come accennato, l’Fmi ha pubblicato il suo annuale rapporto sulla zona euro nel quale parla di prospettive economiche «estremamente incerte» mentre la seconda ondata di epidemia virale sta creando «considerevoli rischi alla ripresa». Dopo aver accolto positivamente il Fondo per la Ripresa da 750 miliardi di euro, attualmente oggetto di negoziati tra i Ventisette, l’Fmi spiega che deve diventare il punto di partenza di un bilancio permanente della zona euro.

Parlando alla stampa da Washington, la direttrice generale del Fondo Kristalina Georgieva ha spiegato che «nuove misure di sostegno potrebbero rivelarsi necessarie», soprattutto nel caso in cui si materializzasse «lo scenario peggiore, in altre parole nessuna uscita durevole dalla crisi nel 2021». La clausola che ha permesso di sospendere le regole di bilancio «dovrebbe essere estesa finché la ripresa non si sarà fermamente radicata».

Tornando all’unione bancaria, il Fondo ha esortato i paesi membri a completare l’impianto, tanto più che «una ripresa più lenta rischia di provocare importanti ammanchi di capitale». L’establishment comunitario dovrebbe dare maggiori poteri al Consiglio di risoluzione bancaria per gestire anche le crisi delle banche più piccole.

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