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Via libera al quesito sul nucleare

di Donatello Stasio

Parlamento e Governo stabiliscano pure le modalità di attuazione della strategia energetica nazionale, ma lo facciano «nel rispetto dell'esito della consultazione referendaria». Con queste parole – l'ultima riga della sentenza depositata ieri – la Corte costituzionale dà il via libera definitivo al referendum sul nucleare, che il governo e la maggioranza parlamentare avevano tentato di scavalcare con l'approvazione di una nuova legge solo «apparentemente» abrogativa della scelta nucleare. Un'operazione "smascherata" prima dalla Cassazione e, ieri, dalla Consulta. Che all'unanimità ha dichiarato «ammissibile» il nuovo quesito, perché «chiaro e univoco»: «Non consentire l'inclusione dell'energia nucleare fra le forme di produzione energetica». Bloccare il voto – come chiedeva il governo – avrebbe significato «ridurre a mera apparenza la sovranità del popolo». In una parola: aggirarla.

La decisione della Consulta è arrivata in un battibaleno, dopo neanche un paio d'ore dalla conclusione dell'udienza a porte chiuse in cui si erano fronteggiati, da un lato, il governo e, dall'altro, i promotori del referendum. La Corte ha confermato all'unanimità l'orientamento espresso il giorno prima, a titolo «personale», dal neoeletto presidente Alfonso Quaranta, e cioè che il referendum non può essere bloccato.

L'ultima riga della sentenza (n. 174, scritta dal giudice Giuseppe Tesauro) è un avvertimento a non aggirare la «sovranità del popolo» ma sembra anche una bacchettata. Il quesito sul nucleare, infatti, era già stato dichiarato ammissibile a gennaio di quest'anno, ma a marzo era stato varato il dl n. 34 (convertito in legge a maggio) in cui, nonostante l'abrogazione di tutte le disposizioni oggetto dell'originaria richiesta referendaria, si prevede che «al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche (…) non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare» ma «entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore» della legge, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, deve essere fissata la «strategia energetica nazionale, che individua le priorità e le misure necessarie al fine di garantire la sicurezza nella produzione di energia» (sostanzialmente, il governo viene già delegato a rilanciare un piano energetico a 360 gradi, senza neanche bisogno di una nuova legge). Una formula che, sia per la Cassazione sia per la Consulta, «fa salva, nell'immediato e contro la volontà referendaria, una scelta attuale nuclearista, definendo anche le articolazioni e gli strumenti attraverso i quali essa è, e resta, immediatamente operativa». La Consulta ricorda che per bloccare con una nuova legge un referendum già dichiarato ammissibile è necessario che «l'intenzione del legislatore sia diversa» rispetto alle norme che il referendum vuole abrogare. Se, «malgrado le innovazioni formali o di dettaglio», l'intenzione resta «fondamentalmente identica», il voto non può essere bloccato «perché, diversamente, la sovranità del popolo (attivata dall'iniziativa referendaria, ndr) verrebbe ridotta a mera apparenza». Una presa in giro, insomma.

Dunque si vota, e Governo e Parlamento dovranno rispettare la voce degli elettori. Se vinceranno i no all'abrogazione delle norme vigenti, entro maggio 2012 il governo potrà adottare una strategia energetica nazionale che comprenda anche l'utilizzazione di energia nucleare. Se vinceranno i sì, invece, almeno per qualche anno la strategia energetica nazionale non potrà assolutamente contemplare il nucleare.

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