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Via libera al Pnrr e altri 35 miliardi

In un giorno solo il governo dà il via libera al Recovery Plan che oggi sarà inviato a Bruxelles con la firma di Mario Draghi e approva un decreto legge che mette in circolo per l’economia altri 65 miliardi: vara la distribuzione dettagliata dei 30,64 miliardi del «fondo complementare» al Pnrr (si veda la tabella a lato), rifinanzia per 15,5 miliardi il Fondo sviluppo coesione per gran parte diretto al Sud, in aggiunta ai 50 miliardi già disponibili, vara una mini-proroga del Superbonus per i condomini a tutto il 2022 (senza più condizioni), recupera le risorse per Transizione 4.0 e completa la dote di 10,4 miliardi per l’Alta velocità, dando certezza agli investimenti sulla Salerno-Reggio Calabria (9,4 miliardi che si sommano agli 1,8 miliardi del Pnrr), all’attraversamento di Vicenza e alla progettazione della Vicenza-Padova (in tutto 900 milioni).

Ci sono volute due riunioni del Consiglio dei ministri per approvare queste misure, una al mattino, una al pomeriggio. In mezzo, un nuovo incontro della ministra per gli Affari regionali e le autonomie, Mariastella Gelmini, con i rappresentanti di Regioni e comuni: serviva un’intesa per distribuire il fondo complementare al Pnrr e completare così i documenti che oggi partiranno alla volta della commissione Ue.

Si è trattato, in realtà, poco più che di una formalità sul punto specifico. Le Regioni avevano già messo in chiaro mercoledì la propria «soddisfazione» per la cornice finanziaria messa a punto dal governo ma anche le proprie richieste, con riferimento, in particolare, agli 87,4 miliardi di spesa del Recovery che considerano di loro stretta competenza.

Queste richieste – che saranno oggetto di confronto ancora nei prossimi giorni – variano dal ruolo di regia nelle spese di competenza regionale o anche concorrente, a due posti nella cabina di regia che a Palazzo Chigi vigilerà sull’attuazione del piano, alla trasmissione e condivisione dei progetti sottostanti alle diverse missioni. Le schede tecniche, progetto per progetto, che finora nessuno ha visto fuori del governo.

Il decreto legge approvato è la novità più interessante della giornata. Comincia a distribuire le risorse del maxiscostamento approvato la settimana scorsa con il Def. In particolare, il decreto varato ieri affronta il finanziamento alle spese per investimenti, lasciando al Sostegni 2, probabilmente la prossima settimana, le misure di emergenza per il sostegno all’economia.

L’articolo 1 del Dl mette il timbro definitivo sul fondo complementare di 30,64 miliardi che affianca il Pnrr nel quadro inviato a Bruxelles. La novità qui è che viene ufficializzata la ripartizione di questi fondi con la tabella che pubblichiamo in pagina: le quote più consistenti vanno al Superbonus (4,72 miliardi), al ripristino delle risorse per Transizione 4.0 (4,48 miliardi), a progetti per sicurezza, verde e sociale (2 miliardi), agli interventi per le aree terremotate (1,78 miliardi). In tutto le voci sono trenta.

L’articolo 2 del decreto legge rifinanzia il Fondo sviluppo coesione (Fsc), le risorse che integrano la programmazione dei fondi europei con particolare declinazione nel Sud: i 15,5 miliardi sarebbero aggiuntivi ai 50 già previsti in bilancio e andrebbero a recuperare le risorse stornate per finanziare parte del Pnrr.

L’articolo 3 riguarda il Superbonus e non è di facile lettura. Da una parte si renderebbe piena la proroga alla fine 2022 per i lavori effettuati dai condomini: oggi la proroga vale solo se alla data del 30 giugno 2022 è stato già realizzato il 60% dei lavori programmati. Salterebbe questa condizione, mentre una proroga vera e piena di sei mesi sarebbe disposta per i lavori degli Iacp, gli Istituti autonomi case popolari, che avrebbero tempo fino al 31 dicembre 2023 per effettuare i lavori. Nulla sulla proroga per tutti al 2023 che le forze politiche chiedono con forza e che il presidente del Consiglio si è impegnato a fare con la prossima legge di bilancio.

L’articolo 3 del decreto dispone però anche una riduzione delle risorse finanziarie per tener conto delle risorse del Pnrr e al tempo stesso sancisce che gli eventuali minori oneri previsti «anche in via prospettica» e «rilevati dal monitoraggio degli effetti dell’agevolazione rispetto alla previsione tendenziale», «sono vincolati alla proroga del termine di fruizione» dell’agevolazione. I risparmi, quindi, finiranno tutti alla proroga.

L’articolo 4 recupera invece le risorse per Transizione 4.0: si parla di risorse per 5,8 miliardi e per 8,4 miliardi ma per ricostruire il quadro finanziario della misura bisognerà attendere la norma scritta e chiarimenti di merito.

Infine l’articolo 5 dispone i finanziamenti per l’Alta velocità. Una vittoria per chi sostiene la Salerno-Reggio Calabria. Con 11,2 miliardi totali si potranno realizzare i tre lotti annunciati dal ministro Giovannini nei giorni scorsi: Battipaglia-Praja, Praja-Tarsia e Galleria Santomarco.

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