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Via libera al piano per gli investimenti, dubbi sulle risorse

Tra dubbi e incertezze, i Ventotto hanno dato ieri il via libera politico al piano di investimenti presentato dalla Commissione europea. Riuniti qui a Bruxelles, i leader hanno demandato ai ministri delle Finanze un difficile negoziato sui dettagli legati alla governance del nuovo fondo. Sul fronte di politica estera e delle relazioni con la Russia, i Ventotto hanno annunciato nuove sanzioni, questa volta contro la Crimea, chiedendo a Mosca «un cambio radicale» di atteggiamento in Ucraina.
«Abbiamo deciso la nascita urgente di un Fondo europeo per gli investimenti strategici (Efsi), di rinnovare l’impegno a riforme strutturali, e di assicurare finanze pubbliche solide – ha detto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk alla fine del summit ridotto a sorpresa a un solo giorno –. Il tutto deve servire per accelerare la ripresa economica». La presa di posizione riassume bene la nuova politica economica europea, tutta votata al rilancio della congiuntura.
Nel dare il loro benestare al piano di investimenti, i Ventotto hanno chiesto alla Commissione di presentare in gennaio proposte legislative che serviranno a mettere a punto il nuovo Efsi. I testi dovranno poi essere negoziati dal Consiglio e dal Parlamento per entrare in vigore entro giugno. Le trattative non saranno facili. Mentre molti governi vogliono avere l’ultima parola sulle decisioni di finanziamento del nuovo fondo, Bruxelles vorrebbe che le scelte fossero fatte da esperti indipendenti.
Commentando il via libera al piano, il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha elencato tre condizioni perché questo contribuisca a rafforzare la fiducia. Prima di tutto ha chiesto una «rapida adozione» del progetto. In secondo luogo ha precisato che gli investimenti devono avvenire in settori «ad elevato ritorno» finanziario. In terzo luogo, ha sottolineato che il piano in sé deve essere «l’opportunità di una nuova spinta sul fronte delle riforme strutturali».
Ieri il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha esortato i Paesi a contribuire al capitale dell’Efsi (oggi di 21 miliardi). Nelle conclusioni si ribadisce che Bruxelles non intende prendere in conto sforamenti del deficit provocati da eventuali contributi statali, «in linea con la flessibilità» prevista dal Patto (la precisazione sembra sia stata voluta da Berlino). È stata anche confermata la possibilità per i Paesi di usare i fondi strutturali 2007-2013 oltre la scadenza. Ad oggi l’Italia deve ancora spendere 17 miliardi di euro.
Molti governi sono rimasti cauti ieri sull’ipotesi di contribuire all’Efsi. «Non metterò soldi sul tavolo se non conoscerò le proposte concrete di funzionamento del fondo», ha detto il premier belga Charles Michel. Il premier finlandese Alex Strubb ha annunciato che il suo Paese non verserà «alcun contributo». Il presidente lituano Dalia Grybauskaite ha invece definito «creativo» lo schema su cui si basa l’Efsi e che ha l’obiettivo di generare investimenti per 315 miliardi di euro.
In buona sostanza, la decisione dei governi di finanziare il nuovo fondo rischia di dipendere per molti aspetti dalla loro possibilità di influenzare le scelte d’investimento. Quanto più ciò sarà possibile, tanto più saranno probabili in ultima analisi contributi statali al capitale iniziale del fondo. In questo senso, è ben possibile che la Commissione, pur di assicurare il successo del piano, decida di consentire ai Paesi una maggiore influenza sulle decisioni di investimento.
Sempre ieri i Ventotto hanno annunciato nuove sanzioni contro la Crimea, la penisola ucraina annessa dalla Russia. Tra le decisioni anche il blocco degli investimenti europei. Mosca deve pensare a «un cambio radicale di atteggiamento nei confronti del resto del mondo», ha detto l’Alto Rappresentante per la Politica estera e la Sicurezza Federica Mogherini. Lo stesso Tusk ha esortato l’Unione ad avere nei confronti della Russia «un atteggiamento inflessibile ma responsabile».
Alcuni leader hanno ribadito posizioni dure nei confronti di Mosca, accusata di ingerenze in Ucraina. Altri hanno fatto capire di essere ormai molto preoccupati dalle imprevedibili conseguenze politiche della grave crisi economica russa. Se Mosca – ha detto il presidente francese François Hollande – farà «i gesti che ci aspettiamo», non è il caso che l’Unione «decida nuove sanzioni» e «non c’è ragione per prolungarle». Dal canto suo, Juncker ha spiegato che con la Russia il dialogo è «necessario».
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