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Via libera al decreto carceri Cancellieri rilancia l’amnistia

I calcoli fatti al ministero della Giustizia parlano di almeno 6.000 detenuti in meno nei prossimi due anni, quelli dei sindacati di polizia arrivano a 17.000. La verità è che il decreto firmato da Anna Maria Cancellieri e approvato ieri dal governo non risolverà definitivamente il problema, come del resto denuncia Donato Capece, segretario del Sappe, maggiore organizzazione di rappresentanza della Polizia penitenziaria. Ma rappresenta il primo passo per provare a contrastare il sovraffollamento nelle celle che è ormai diventato una vera emergenza. Perché, come viene sottolineato anche nella relazione che illustra le varie modifiche di legge, «questi interventi consentono di riequilibrare il sistema dell’esecuzione penale eliminando una serie di rigidi automatismi privi di un reale significato in termini di “difesa sociale”. Si tratta, infatti, di preclusioni che non corrispondono all’accertamento di una attuale pericolosità sociale del condannato, ma si fondano su presunzioni legali generali e astratte, quali l’aver riportato una condanna per taluni reati o l’aver già riportato condanne per delitti, di qualunque specie e in qualsiasi tempo».

Fuori anche i recidivi

Non a caso si è deciso di far accedere alla liberazione anticipata o ai domiciliari in attesa dell’esecuzione della pena, anche i recidivi. È la misura certamente più forte, quella che modifica le fondamenta dell’attuale sistema. Ora comincia l’iter: le norme entrano subito in vigore, ma poi ci dovrà essere la conversione in legge del Parlamento e non è escluso che si decida di trasformare il testo in un emendamento al disegno di legge sulla «messa alla prova» che è già stato calendarizzato. E Cancellieri avverte: «Ad aiutare davvero sarebbe un’amnistia che farebbe uscire circa 20.000 reclusi e consentirebbe interventi davvero strutturali». Lo stesso ministro previene poi ogni sospetto «politico»: «Nel decreto approvato non c’è nulla che possa essere letto a favore o contro Berlusconi».

Esclusi i persecutori di minori

Potrà andare direttamente agli arresti domiciliari chi ha «una pena residua da espiare inferiore a tre anni, al netto delle detrazioni derivanti dalla liberazione anticipata». E potrà lasciare la cella anche chi ha diversi precedenti penali. In particolare tutti i detenuti per reati non gravi «possono essere ammessi sia all’affidamento in prova ai servizi sociali, misura alternativa di durata più ampia (fino ai tre anni), sia alla semilibertà, secondo i requisiti previsti dalla legge, e sempre previa valutazione nel merito da parte del magistrato di sorveglianza». Sono stati esclusi da qualsiasi tipo di beneficio soltanto «coloro che devono scontare condanne per il reato di maltrattamenti in famiglia nei confronti di minore degli anni quattordici, previsto dal secondo comma dell’articolo 572 del codice penale, e per le condanne inflitte per atti persecutori aggravati commessi a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità».

Lavori utili e volontariato

Tutti i tossicodipendenti «potranno essere ammessi al lavoro di pubblica utilità» anche se sono stati condannati per reati non legati direttamente alla droga. Non solo. Un’ulteriore modifica è stata varata «allo scopo di consentire ai detenuti e agli internati la partecipazione a titolo volontario e gratuito a progetti di pubblica utilità presso lo Stato e gli enti locali o presso enti ed organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato. In questo caso, si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni dal decreto legislativo 274 del 28 agosto 2000, che regola il lavoro di pubblica utilità nel processo davanti il giudice di pace».

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