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Via la tassa sui ricchi, sì al Fondo pro-esodati

ROMA — E’ bagarre sugli esodati, ma una soluzione emerge in extremis nella legge di Stabilità. Intanto le Commissioni si stanno esprimendo sulla legge di Stabilità con accenti critici: la Finanze punta l’indice sulla retroattività dei tagli alle detrazioni, la Affari sociali ha votato all’unanimità un emendamento per abolire il taglio di 600 milioni alla sanità previsto per il 2013, coperto con tagli lineari ai ministeri. L’emendamento sarà ora presentato in commissione Bilancio. Monito anche da parte del presidente della Consob, Giuseppe Vegas sulla Tobin tax: ha chiesto di non anticiparne l’attuazione rispetto ai partner europei per evitare fenomeni di elusione.
Sugli esodati arriva la retromarcia. Dopo il colpo di mano della Commissione lavoro, guidata da Silvano Moffa, che ha messo il governo al tappeto e imposto un emendamento che introduceva una superIrpef del 3 per cento sopra i 150 mila euro per finanziare il «salvataggio» di circa 15 mila lavoratori nel biennio 2013-2014. L’addizionale ha fatto saltare sulla sedia la Confindustria: fin dalle prime ore del mattino il vice presidente Aurelio Regina ha sparato a zero parlando di «contributo iniquo ». Siciliotti (commercialisti) ha espresso scetticismo: «Politica random senza un disegno complessivo». I dati della Cgia di Mestre dicono che nella super aliquota incapperanno solo 151 mila contribuenti: è chiaro che a quei livelli di reddito si scende a percentuali minime soprattutto per colpa dell’evasione. Inoltre in molti ricordano che c’è già il contributo del 3 per cento, introdotto nella manovra Tremonti dell’agosto 2011, sopra i 300 mila euro: l’emendamento della Commissione Lavoro lo considera e riduce il tetto a 150 mila euro. Ma la vicenda si complica. Arriva anche il «no» del Pdl: «Nessuno ci ha consultati», dice il capogruppo alla Camera Cicchitto. Dicono sì invece i sindacati: Bonanni della Cisl, Camusso della Cgil e il «padre» dell’emendamento l’ex ministro del Lavoro del centrosinistra Cesare Damiano.
A sollevare i maggiori problemi è la copertura perché sull’obiettivo di salvare gli «esodati» rimasti fuori dai due interventi che hanno consentito di mettere al riparo 120 mila lavoratori, c’è convergenza. Si intrecciano contatti e telefonate e, nel tardo pomeriggio, è il segretario del Pd Bersani a parlare da Parigi: «Il problema deve essere risolto, ma non necessariamente con la tassa sui ricchi, possono esserci anche altre soluzioni, abbiamo altre idee».
Mentre il sottosegretario all’Economia Polillo smentisce che il governo sia coinvolto nella operazione, emerge la soluzione che sarà presentata dal relatore della legge di Stabilità Pierpaolo Baretta, dove la questione è incastonata. L’emendamento prevede l’istituzione di un Fondo per gli esodati che si autolimenterà con le risorse, circa 9 miliardi, già a disposizione per i 120 mila lavoratori già salvaguardati. Non sarà alimentato dalla superIrpef, come voleva la Commissione lavoro, ma neanche abbandonato a se stesso come aveva previsto il governo. Se tuttavia l’autoalimentazione non sarà sufficiente si canalizzeranno verso il Fondo altri risparmi provenienti dalla riforma previdenziale della Fornero. Il punto di intesa prevederebbe anche la definizione di una platea di aventi diritto: quella che ha stipulato accordi collettivi di lavoro alla fine del 2011. Per ora l’intesa si muove all’interno del centrosinistra ma il dialogo si aprirebbe con l’emendamento presentato da Giuliano Cazzola del Pdl che già da mercoledì non aveva partecipato al voto, e che prevede l’istituzione di un fondo autoalimentato pro-esodati ma evita di riconoscere i diritti acquisiti.

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