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Via il filtro d’ammissibilità ricorsi contro lo Stato tre anni per fare causa

Sette articoli che dividono radicalmente la magistratura dalla politica. Una «intimidazione» per le toghe, un «risultato storico» per il Guardasigilli Orlando. Non è la legge costituzionale che avrebbe voluto e che aveva proposto Berlusconi, non c’è la «responsabilità diretta » del leghista Pini, ma è un deciso cambiamento rispetto alla Vassalli dell’88, la famosa legge 117 seguita al referendum sulla responsabilità civile dell’87 in cui vinsero i cittadini favorevoli. Chi ha ragione e chi ha torto adesso tra Orlando e le toghe? Vediamo.

LA LEGGE ERA NECESSARIA?
Il ministro cita la condanna dell’Italia da parte della Commissione europea che lamentava nella Vassalli il mancato riferimento al rispetto delle leggi comunitarie. Per questo pende una multa di 53 milioni di euro che sarebbe andata in esecuzione oggi. Per le toghe si è andati ben oltre modificando ed estendendo i parametri per giustificare i ricorsi.
CHE SUCCEDE CON LA LEGGE BUEMI, IL SOCIALISTA CHE L’HA SCRITTA, PRESENTATA IN SENATO, SOSTENU-TA CERCANDO ALLEANZE? LA RESPONSABILITÀ CIVILE PER UN MAGISTRATO CHE SBAGLIA DIVENTA DIRETTA?
La responsabilità civile resta “indiretta”. Il cittadino che vuole fare un ricorso contro una toga non potrà citarla direttamente in giudizio, ma dovrà presentare il suo ricorso allo Stato. Destinatario la Presidenza del Consiglio, che attiverà per la difesa l’Avvocatura dello Stato.
QUANTO TEMPO HA IL CITTADINO PER FARE RICOR-SO?
La Buemi gli dà ben tre anni di tempo.
CHE COSA SUCCEDE QUANDO VIENE PRESENTATO IL RICORSO? CHE FINE FA IL “FILTRO” CHE LA VASSALLI GA-RANTIVA ALLO STATO E QUINDI ALLE TOGHE?
Quel filtro, esercitato in questi 27 anni dalla stessa magistratura attraverso i tribunali, cade completamente. Il ricorso, una volta presentato, farà la sua strada. Ovviamente saranno gli stessi magistrati a valutare se è fondato oppure no. La mancanza del filtro, secondo Pier Camillo Davigo, va contro due sentenze della Consulta (la 18 del 1989 e la 468del ’90). Secondo Buemi e chi ha votato la legge è l’unico modo per garantire che i ricorsi vadano avanti, visto che dall’88, su 400 presentati, ne sono stati ammessi sette.
PER QUALI ERRORI UN MAGISTRATO POTRÀ DI-VENTARE VITTIMA DI UN RICORSO?
La legge elenca che cosa può costituire una «colpa grave». E cioè: «La violazione manifesta della legge e del diritto della Ue». E ancora: «Il travisamento del fatto e delle prove». Una novità, quest’ultima, rispetto alla Vassalli. È questo l’oggetto dello scontro tra Orlando e la magistratura. Secondo il Guardasigilli le toghe esagerano perché «il travisamento dei fatti e delle prove» non porta di conseguenza al successo del ricorso, in quanto bisognerà sempre dimostrare che ci sono stati «dolo e colpa inescusabile ». Ma la sua interpretazione è contestata da molti giuristi e dagli stessi giudici, i quali ritengono che, di per sé, «il travisamento dei fatti e delle prove» può già determinare il successo del ricorso e quindi la condanna.
PUÒ BASTARE, A TUTELARE I GIUDICI, CHE SOLO NELLA RELAZIONE INTRODUTTIVA ALLA LEGGE SI PAR-LI DI «TRAVISAMENTO MACROSCOPICO»?
I grillini, alla Camera, avevano chiesto di scrivere «travisamento manifesto » nel testo, ma l’emendamento è stato bocciato. Solo la Consulta potrà decidere qualora un giudice dovesse presentare ricorso. I magistrati già parlano di evidente violazione dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura garantita dalla Costituzione.
QUALI MAGISTRATI RISCHIANO UN RICORSO E CHE COSA PUÒ SUCCEDERE DEI PROCESSI?
Tutti i magistrati rischiano, anche quelli che decidono sulle misure cautelari, peraltro espressamente citate già dalla legge Vassalli dove, tra le colpe gravi, c’era «l’emissione di un provvedimento cautelare personale o reale fuori dai casi consentiti dalla legge oppure senza motivazione».
C’È IL RISCHIO CHE UN MAGISTRATO DESTINATARIO DI UN RICORSO “INDIRETTO” SI DEBBA ASTENERE DAL PROCESSO CHE STA TRATTANDO?
È evidente che, in pendenza di un ricorso, la necessità che la toga si astenga è scontata. Questo fa ipotizzare il rischio di ricorsi strumentali, mirati proprio a mettere in crisi le inchieste più delicate.
SE IL RICORSO ALLO STATO CONTRO UN MAGISTRA-TO HA SUCCESSO, LO STATO QUANDO SI RIVALE SULLA TOGA CHE HA SBAGLIATO?
La legge disciplina la “rivalsa” sia in termini di tempo che in termini economici. Diventa obbligatorio per lo Stato chiedere al magistrato di rimborsarlo entro due anni. La misura della “rivalsa” non sarà più di un terzo di un’annualità dello stipendio, ma della metà. Dovrà invece coprire l’intesa somma il magistrato che è stato condannato per dolo.
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