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Via il board Premafin Unipol pronta all’aumento In Borsa cadono i diritti

Unipol è pronta a sottoscrivere l’aumento di capitale riservato di Premafin. E ieri alcune dimissioni di consiglieri hanno fatto decadere il board della holding dei Ligresti. Il numero uno del gruppo bolognese, Carlo Cimbri, ha detto: «Le dimissioni del consiglio Premafin erano una delle condizioni del contratto, perciò ora si può procedere». Tempi? «Quando saranno pronti loro», ha aggiunto il top manager, che in Mediobanca ha incontrato una ventina di investitori italiani ed esteri. La riunione, durata un paio d’ore, ha visto la partecipazioni di banche e gestori di fondi (tra gli altri Ubs, Bpn Paribas, Amundi, Barclays, Fideuram, Pioneer). Si tratta della prima tappa di un road show che da oggi porterà Cimbri a Londra, Francoforte e Parigi.
Intanto il Consiglio di Stato ha respinto l’istanza di Palladio-Sator che hanno chiesto la sospensiva dell’ordinanza del Tar con la quale il tribunale ha confermato il sì dell’Isvap a Unipol-Fonsai. L’esame del ricorso nel merito avrà luogo il 31 luglio.
Premafin, che comunque secondo gli accordi deve essere ricapitalizzata entro il 20 luglio, ieri ha anche convocato per il 23-28 agosto l’assemblea straordinaria chiesta dal custode giudiziale del 20% della holding sequestrato ai trust off-shore, Alessandro Della Chà, per il riesame e l’eventuale revoca della delibera sull’aumento da 400 milioni riservato a Unipol. Per quelle date Unipol dovrebbe essere già socio di maggioranza assoluta con oltre l’80% della holding, quindi si verrebbe a creare una situazione per certi versi «singolare». Il custode nella richiesta aveva peraltro «suggerito» di non dare corso nel frattempo alla delibera di aumento, opzione che per Premafin avrebbe significato una richiesta di danni da parte di Unipol oltre che il possibile default.
E ieri, secondo giorno degli aumenti di capitale Unipol-Fonsai ciascuno da 1,1 miliardi, si è rinnovato in Borsa lo scenario da montagne russe. Le sospensioni sono state frequenti ma, diversamente da lunedì, è stato realizzato un certo numero di scambi. Il titolo ordinario di Fonsai ha guadagnato un altro 89,48% salendo a 4,9 euro. Sono stati scambiati 564 mila pezzi che equivalgono circa al 15% dei 3,7 milioni di azioni disponibili, cioè il flottante. Gli acquisti seguono la fortissima pressione al ribasso che ha caratterizzato il Fondiaria Sai nelle giornate precedenti il via all’aumento perciò si può ancora parlare di possibili ricoperture. I diritti sono crollati del 64,4% a 9,5 euro: rispetto al valore teorico iniziale di 44 euro significa che hanno perso circa l’80% in due giorni. Anche in questo caso al termine della seduta gli scambi, pari a 228 mila pezzi, sono stati ben superiori a quelli portati a termine lunedì. La caduta non deriva da una pioggia di vendite, visto che finora le trattazioni non hanno superato l’8% del totale dei diritti, però le correnti comunque esigue muovono per il momento in una sola direzione. Anche su Unipol gli scambi sono stati più «reali»: le azioni ordinarie (negoziate per oltre 1 milione di pezzi) hanno ceduto il 13,41% a 3,1 euro, mentre i diritti hanno perso un altro 58,86% a 1,95, ciò significa che rispetto ai 10 euro di partenza hanno lasciato sul terreno in due sedute anch’essi circa l’80%.

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