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Via i muri, le ecotorri italiane della nuova Deutsche Bank

di Danilo Taino

BERLINO— Via imarmi bianchi, via le boiserie: roba del Ventesimo secolo. Oggi la banca globale deve essere trasparente, sembrare intelligente e funzionare secondo criteri ecologici. Via dunque anche la pelle— le vetrate esterne—, via i vecchi impianti elettrici e di riscaldamento, via i muri divisori e i soffitti che impedivano la visuale. Il risultato sarà presentato oggi a Francoforte: la completa ristrutturazione delle due famose torri della Deutsche Bank, da decenni tra i simboli forti dello skyline della capitale finanziaria della Germania. La prima grande ristrutturazione «verde» di un grattacielo, progettata dall’architetto italiano Mario Bellini. Duecento milioni di euro per rifare radicalmente il quartier generale di una delle maggiori banche del mondo. «Della vecchia struttura sono rimasti solo i pilastri e gran parte delle solette— dice Bellini—. Il resto è nuovo» . L’eccezionalità delle Green Towers, in effetti, parte dalla scelta di mantenere le due torri-simboloma allo stesso tempo di rifarle per quel che riguarda l’uso che consentono e l’immagine che emettono: un corpo nuovo sul vecchio scheletro. «I due edifici sono un’icona della città — spiega l’architetto milanese —. Francoforte sarebbe risultata ferita se fossero stati demoliti: si trattava quindi di conservare e di fare un salto di qualità» . Bellini — che nel 2006 si è aggiudicato il lavoro vincendo un concorso internazionale, «procedimento non obbligatorio per una banca privata ma intelligente e politicamente corretto» — ha dunque aperto le due torri, le ha smontate e le ha rifatte. Oggi sono di nuovo tra i simboli della città finanziaria ma più belle, «hanno la pelle luminescente» (l’esterno è sempre illuminato, anche di giorno) e soprattutto non sono più edifici ostili, casseforti chiuse, ma sono aperti alla città. Il cuore della ristrutturazione è la hall trasparente che collega al livello del terreno le due torri. Aperta al pubblico, senza agenti di sicurezza alla porta (trasparente anch’essa, alta 14 metri) «è la continuazione della piazza esterna che entra nella banca» dice Bellini. Qui, una sfera di 16 metri di diametro per 35 tonnellate, formata da 55 anelli in acciaio intrecciati, vuole dare il senso del movimento, della vitalità e della globalità del network della banca. Poi, un Art Café dove saranno esposte le opere d’arte di proprietà della Deutsche Bank, una galleria continua che sale di piano in piano con l’esposizione di opere di artisti emergenti, una nuova mensa, «open space ordinati» per lavorare, una finestra ogni due che si apre. E gli interni dei piani alti della torre A, dove stanno l’amministratore delegato Josef Ackermann e la direzione, realizzati in ferro nero traforato ondulato dall’azienda italiana Marzorati Ronchetti. «Non abbiamo calcato la mano con il lusso ma con la bellezza» precisa Bellini. E con una buona dose di egualitarismo: i piani del consiglio di amministrazione più di rappresentanza, ma per il resto con poche differenze di status, a cominciare dalle sedie uguali per tutti, le ergonomiche disegnate per Vitra dallo stesso Bellini. Tutto molto tedesco: alta qualità media, «come nelle auto» , e molta discrezione. L’architetto racconta che l’edificio, costruito alla fine degli Anni Settanta, «era tutto un po’ vecchio, sopravvissuto al cambiamento della banca: occorreva un rinnovo vero, dello spirito» . In quello che si vede e nelle funzioni, anche perché trent’anni fa l’impronta ecologica di un edificio non era in testa alle preoccupazioni dei committenti e dei progettisti. Deutsche Bank e Bellini, dunque, hanno riciclato il 98 per cento dei materiali rimossi, hanno ottenuto un risparmio di energia elettrica del 55 per cento e di acqua del 43 per cento rispetto ai consumi delle vecchie torri: attraverso la riduzione delle dispersioni, illuminazioni mirate e a alto rendimento, vetri molto isolati, centrali termiche a basso consumo. Seguendo le regole di certificazione per il risparmio energetico e il rispetto dell’ambiente stabilite dall’americana Leed Platinum e dalla tedesca Dgnb Gold. Perché se le banche hanno una cattiva reputazione qualcosa devono cambiare per farsi apprezzare. 

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