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“Via giusta. Il bail in però è incostituzionale”

ROMA.
Il via libera della Commissione Ue sullo schema elaborato dal governo italiano per attivare garanzie pubbliche per le banche in caso di scenari avversi «va nella direzione giusta», dice il presidente dell’Associazione Bancaria Italiana Antonio Patuelli. Che però osserva: «Aspettiamo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale».
Perché? Teme pentimenti o ridimensionamenti della portata delle garanzie?
«Finché non ci sarà un testo scritto non possiamo dare una valutazione tecnico-giuridica. Ci sono dei calcoli complicati, si tratta di meccanismi di grande complessità. È un buon segnale di dialogo costruttivo, ma vedremo».
Mentre invece si conferma la chiusura della Ue all’altra proposta italiana, la deroga sull’applicazione del bail-in.
«Il bail-in a mio avviso è incostituzionale e contrasta con l’art.47 della Costituzione della Repubblica che è rigida e pertanto si può modificare solo con la procedura indicata dall’articolo 138. E l’articolo 11, che prevede che l’Italia consenta, “in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”, sicuramente non è derogatorio dell’articolo 47. Prima o poi ci sarà qualcuno che in via incidentale lo eccepirà davanti alla Corte costituzionale italiana, perché non esiste solo quella tedesca di Karlsruhe, quella di Roma è autorevolissima ».
Perché nessuno ha sollevato allora la questione tra i risparmiatori delle quattro banche in risoluzione da novembre?
«Perché in quel caso non si trattava di bail-in, ma di una procedura di risoluzione. Il bail-in è entrato in vigore il 1° gennaio di quest’anno».
Lo schema di garanzie elaborato dal governo è comunque sufficiente a sostenere le banche italiane, considerata la mole delle sofferenze?
«Le banche e le imprese in Italia hanno sofferto particolarmente la crisi anche perché in quegli anni non c’è stato alcun intervento pubblico a loro favore, mentre negli altri Stati ci sono stati interventi molto proficui e onerosi. Le conseguenze sono i crediti deteriorati, il problema è cercare di velocizzarne lo smaltimento. Il come lo vedremo».
In questi giorni le banche italiane hanno sofferto anche le conseguenze del referendum sulla Brexit: sono così esposte, cosa accadrà quando il Regno Unito lascerà la Ue?
«Perché ci sia la Brexit occorre un provvedimento del Parlamento del Regno Unito. Se ci sarà, concordo con Messina, l’ad di IntesaSanpaolo, che dice che l’Italia potrebbe averne anche dei vantaggi. Alcune autorità potrebbero essere spostate da noi, e potremmo avere flussi finanziari che prima andavano in Gran Bretagna ».
E allora perché in Borsa i titoli bancari stanno crollando?
«Superata la fase emozionale e di alta speculazione, si dovrà tornare ai fondamentali dell’economia. Le nostre banche non sono tra quelle che hanno perso di più in Europa, e in ogni caso gli andamenti della Borsa non sono il Vangelo, e non misurano la solidità patrimoniale degli istituti di credito. Tra l’altro il mondo bancario italiano grazie alle innovazioni, agli impulsi della Bce e della Banca d’Italia e alle riforme nazionali è quello che in Europa si è più modernizzato negli ultimissimi anni».
Rosaria Amato Antonio Patuelli
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